Il ciclismo italiano riparta da Tony Effe

Magari basterà un post sul suo nuovo profilo Instagram per accendere l’entusiasmo verso uno sport ingiustamente sottovalutato
Il ciclismo italiano riparta da Tony Effe
Foto: @tonycocazero, Getty; Collage: GQ Italia

Una ciocca di capelli, tre fogli di carta uno sopra l’altro, la cruna di un ago, un battito d’ali di un’ape. Calcolateli come volete voi i 0,00028 secondi che hanno impedito a Giulio Ciccone di mettere la sua ruota davanti a quella di Remco Evenepoel in uno degli arrivi più stretti della storia del ciclismo su strada. Una beffa vera e propria andata in scena domenica sulle strade slovene di Lubiana alla fine della prova Elite dei Campionati Europei di Ciclismo, una competizione importante come tutte quelle che mettono in palio una maglia. Magari senza la tradizione e il fascino del Mondiale corso qualche settimana prima, ma con tutta l’adrenalina e tutta la fatica di 200 chilometri di corsa decisi da pochi millimetri. E dev’essere stato proprio questo finale al cardiopalma, con il risultato definitivo arrivato dopo un'attesa interminabile durante la quale la tensione si era solidificata, pronta per essere tagliata a fette, a spingere a un commento niente meno che Tony Effe.

Il rapper romano, diventato ormai fitness influencer da quando ha inaugurato il suo nuovo profilo Instagram TonyCocaZero, dopo la corsa, la palestra, le arti marziali e il pugilato ha scoperto quella che lui chiama la bike. Ovvero quella delle palestre, le evoluzioni delle cyclette, ora tutte dotate di potenziometro e cardiofrequenzimetro, per valutare al meglio la gamba. Nelle ultime settimane ha iniziato a postare numerosi video mentre fa bike, usando il suo linguaggio caricaturale perfetto per i social, iniziando prima con Progetto Pantani, poi Progetto Pogacar e arrivando proprio dopo la gara degli Europei al Progetto Ciccone, per andare a riprendere Evenepoel. E se i primi due corridori rappresentano due grandi icone pop di questo sport, la citazione di Cicco ha dato la sensazione che Tony non sia totalmente estraneo al ciclismo contemporaneo e che in qualche modo si sia davvero appassionato allo sport.

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Sospettiamo che un ruolo determinante in questo interesse sia da attribuire a Ignazio Moser, discendente di una delle famiglie nobili del ciclismo italiano e che prima di diventare un personaggio pubblico ha iniziato ovviamente in bicicletta per rispetto del nome paterno, suo compagno d’allenamento in molti video. Tony lo definisce un cavallo, gli chiede di fare la swattata, mette in mostra la gamba. In uno strano incrocio tra rap, internet e ciclismo, Tony utilizza un gergo da social, fatto di inglesismi, meme e trend che solitamente rimanevano chiusi dentro una nicchia di appassionati. Che infatti non ha perso tempo a commentarlo, a incitarlo, a dargli consigli. Perché è davvero strano vedere un personaggio così famoso entrare a gamba tesa in uno sport che in Italia può contare su una leggendaria storia secolare ma che negli ultimi anni sta soffrendo d’indifferenza.

Certo in Italia manca un corridore davvero cool e trasversale da almeno vent’anni, dal romanticismo di Marco Pantani all'esplosività di Mario Cipollini, in grado di incendiare davvero il pubblico. Ma ancora di più nel ciclismo italiano manca una nuova narrazione, una rinfrescata nei modi nei quali viene raccontato e vissuto. Mentre all’estero, soprattutto in Nord Europa e nel Regno Unito, si sono moltiplicati i brand sportivi dedicati, le testate, le community ed infine gli influencer, da noi questo cambio di passo si è avvertito molto meno. Di conseguenza la percezione che il pubblico generalista ne ha è ancora dipendente dall’immaginario tutto sudore e fatica del ciclismo eroico, con i tubolari a croce sulle spalle e i volti sporchi di fango, o peggio ancora dagli scandali doping degli anni 2000. Manca insomma un modo per far avvicinare le nuove generazioni, quelle che invece sono il pubblico di Tony Effe e seguono il suo nuovo stile di vita.

Negli ultimi anni sono nati movimenti grassroot, sia per il ciclismo su strada che per quello off-road, che hanno invertito questa tendenza, proprio per rispondere a questa assenza e per proporre un modo diverso di vivere la bicicletta. Competizione e socialità ovviamente, ma anche stile, sia di vita che in sella, parole d’ordine, codici estetici, riferimenti culturali. Insomma una sottocultura ben definita che sta aspettando il suo turno per emergere, come ha fatto ad esempio quella del running qualche stagione fa. Esperienze come lo SWATT CLUB, partito da un blog ed arrivato ora alle corse professionistiche, o realtà milanesi tipo Eleganza e Million Dreams, condividono con Tony Effe questa attitudine iconoclasta e da street cred, dove l’immagine aiuta la performance e le parole devono essere seguite dai fatti. Per questo ora il rapper romano dovrà dimostrare di essere davvero un tifoso di Giulio Ciccone e farsi vedere a Como per l’arrivo del Giro di Lombardia, l’ultima grande gara di questa stagione ciclistica. Per certificare il suo progetto ciclismo.