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Sciacca

Coordinate: 37°30′33″N 13°05′20″E
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Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Sciacca (disambigua).
Sciacca
comune
Sciacca – Stemma
Sciacca – Bandiera
Sciacca – Veduta
Sciacca – Veduta
Veduta aerea
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Sicilia
Libero consorzio comunale Agrigento
Amministrazione
SindacoFabio Termine (centro-sinistra) dal 27-6-2022
Territorio
Coordinate37°30′33″N 13°05′20″E
Altitudine60 m s.l.m.
Superficie191,67 km²
Abitanti38 331[1] (31-5-2026)
Densità199,98 ab./km²
FrazioniBertolino, Castellana, Ragana, Raganella, Maragani, Carboj, San Marco, Baia Renella, Foggia, Carbone, Tonnara, Lido, Stazzone, Piana, Cartabubbo, Scunchipani Valle, Baiata, Tabasi, Bordea, Carcossea, Perriera, Seniazza, Ferraro, Cutrone, Montagna Portolana, Montagna Siracusa, Santa Maria, Galati, San Calogero, San Michele, Santa Caterina, Isabella, Cava di Lauro, Fontana Calda, Marchesa, Muciare, Sovareto, Sant'Antonio, Timpirussi, Lumia, Galenzo Aquilea, San Giorgio, Verdura, Misilifurni, Ciurami Spagnolo, Chiana Scunchipane, Grattauli, Gaddimi, Torredara, Guardabasso, Tranchina, Locogrande, Lazzarino, Stancapadrone, Lago del Carboj, Makauda
Comuni confinantiCaltabellotta, Menfi, Ribera, Sambuca di Sicilia
Altre informazioni
Cod. postale92019
Prefisso0925
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT084041
Cod. catastaleI533
TargaAG
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona B, 887 GG[3]
Nome abitanti(IT) saccensi
(SCN) sciacchitani
PatronoMaria Santissima del Soccorso
Giorno festivo2 febbraio
15 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sciacca
Sciacca
Sciacca – Mappa
Sciacca – Mappa
Posizione del comune di Sciacca nel libero consorzio comunale di Agrigento
Sito istituzionale

Sciacca (IPA: /ˈʃakka/)[4] è un comune italiano di 38 331 abitanti[1] del libero consorzio comunale di Agrigento in Sicilia.

È il comune più popoloso del consorzio dopo il capoluogo. Città marinara, turistica e termale, ricca di monumenti e chiese, è nota per il suo storico carnevale e per la ceramica.

Geografia fisica

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Posizione di Sciacca

La città si affaccia a sud sul mare. La linea di costa si estende per circa 33 km[5]. Ad est si innalza il monte Kronio alto 386 metri s.l.m., dalle cui falde scaturiscono le acque termali.

Il centro storico ha un’area di 362 271 m² (36,2271 ha), mentre l'intero territorio comunale si estende complessivamente per 191 km².

I principali corsi d’acqua presenti nel territorio di Sciacca sono:

  • il torrente Femmina Morta, sito in contrada Bertolino e confine naturale con il comune di Menfi;
  • il fiume Carboj;
La foce del fiume Carboj in contrada Maragani
Torre Verdura
  • il torrente Baiata;
  • il torrente Foce di San Marco;
  • il torrente Foce di Mezzo;
  • il torrente Cansalamone;
  • il torrente Cava di Lauro (chiamato anche Bagni), in prossimità del viadotto di Via Enrico Ghezzi;
  • il torrente Carabollace;
  • il torrente Bellapietra, in zona Timpi Russi[6][7];
  • il fiume Verdura, che segna il confine tra Sciacca, Ribera e Caltabellotta[8].

Sciacca condivide con i comuni di Sambuca di Sicilia e Santa Margherita di Belice il Lago Arancio.

L'isola Ferdinandea

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La spiaggia di Timpi Russi

A circa 26 miglia nautiche (48 km) dalla costa di Sciacca, a pochi metri dalla superficie del mare sul cosiddetto banco di Graham sorge un vulcano attivo che nel 1831 eruttò formando una piccola isola che venne chiamata Isola Ferdinandea. Il primo ad approdare sull'isola dopo alcuni primi tentativi falliti fu l'ammiraglio britannico James Graham che vi piantò la bandiera britannica. Dopo qualche giorno un gruppo di cartografi francesi riuscì ad approdare e tracciare alcune mappe dell'isola. Questa delegazione battezzò l'isola con il nome di Julia. Alcune settimane dopo una terza delegazione di geologi e cartografi borbonici mise piede sull'isola, e la battezzò Ferdinandea in onore al re delle Due Sicilie Ferdinando II. L’isola si inabissò cinque mesi dopo, ponendo fine alla disputa circa il suo possesso.[9]

Il clima di Sciacca è temperato con prevalenza delle precipitazioni nella stagione invernale. Di seguito è riportata la tabella con le medie climatiche e i valori massimi e minimi assoluti registrati nel trentennio 1951-1981 e pubblicati nell'Atlante Climatico d'Italia del Servizio meteorologico dell'Aeronautica Militare relativo al citato trentennio.

Sciacca
(1951-1981)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. media (°C) 13,713,915,617,622,326,629,329,026,322,318,215,114,218,528,322,320,8
T. min. media (°C) 8,88,69,611,314,718,520,821,519,716,412,910,29,211,920,316,314,4
Precipitazioni (mm) 80806040100003060801002601100170540
Giorni di pioggia 8865200046710261301756
Umidità relativa media (%) 74726967655856626972737473,36758,771,367,6

Origine del nome

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Il toponimo Sciacca è di probabile origine araba[10].

Gli studiosi Giuseppe Licata, nel 1881, e Giuseppe Ciaccio, nel 1900, si cimentarono nello studio dell'origine del toponimo.

Qui di seguito sono riportate le principali ipotesi:

  • secondo l'arabista saccense mons. Giuseppe Sacco il vocabolo Sciacca deriverebbe dal verbo sordo arabo <sh-q-q> - che significa "separare", "dividere", "fendere" - da cui il sostantivo al-shaqq, "divisione").
    Lo stesso autore riferisce che Sciacca fu così chiamata perché, sin dall'inizio del dominio musulmano, segnò il confine che separava due province o distretti o contrade. Il fatto che Sciacca si trovasse quasi a metà strada fra l'araba Marsala e la berbera Girgenti giustificherebbe, secondo lo studioso, tale designazione da parte dei conquistatori nordafricani;
  • secondo lo storico Savasta il nome di Sciacca si scriveva con la lettera X, cioè Xacca, derivato a suo dire da Xech, dal nome arabo Xech, che sta per "signore" o "persona illustre"[11];
  • Xechi - in realtà Shaykh - erano chiamati dagli Arabi i governatori delle piazze, come attesta Tommaso Fazello;
  • Xacca deriverebbe da Xach che vorrebbe dire Mercurio (forse per un famoso tempio dedicato a questa divinità), oppure Pomona (dea dell'abbondanza), in latino Sacca;
  • un'improbabile parola araba che significa "bagno"[12], in riferimento alle terme della città;
  • il nome dell'antica divinità siriana "Shay' al-Qawm"[11].
  • Saba Malaspina, vescovo romano vissuto nella seconda metà del XIII secolo, nei capp. II e III del IV libro della sua sincrona Rerum sicularum historia nomina Sciacca tre volte, sempre chiamandola Sciacta[13]. Il nome si sarebbe quindi dovuto rendere in volgare con Sciatta, ma, forse per una malintesa forma grafica, si affermò Sciacca.
  • lo storico messinese Bartolomeo di Neocastro, nella sua Historia sicula chiama la città Sacca.[13]
Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Sciacca.

Importantissime testimonianze di una presenza preistorica sono state ritrovate nella Grotta Stufa, sulla vetta del Monte Cronio[14].

Il primo insediamento preistorico si estendeva probabilmente tra l'attuale via Figuli e la contrada Muciarè presso la foce del torrente Bagni.

Nella valle compresa tra il Monte Nadore e il Monte San Calogero, a circa sei chilometri dall'odierna cittadina, sono venuti alla luce avanzi di fondamenta di grandi dimensioni. Ciò confermerebbe l'esistenza di un'antica città abitata dai Sicani.

Iscrizioni puniche rinvenute nel territorio saccense confermerebbero il passaggio dei fenici.

Nel VII secolo a.C., secondo Tucidide, gli abitanti di Selinunte costruirono un castello nel territorio saccense, e vi fondarono una subcolonia, che chiamarono Terme Selinuntine, per la presenza di sorgenti termali.

Nel 409 a.C., dopo la caduta di Selinunte in mano cartaginese[14], Terme Selinuntine accolse parte della popolazione scampata alla distruzione della città.

Fu teatro di due importanti battaglie delle guerre greco-puniche. La prima battaglia, avvenuta nel 383 a.C., fu quella della Cabala in cui Dionisio di Siracusa ebbe la meglio sui Cartaginesi. La seconda battaglia, quella di Cronio, nella valle fra i monti Nadore e San Calogero, fu combattuta nel 378 a.C.; nel conflitto Imilcone, figlio di Magone, riuscì a conquistare con uno stratagemma il territorio selinuntino e quello agrigentino, fino al fiume Alico.

Nel III secolo d.C. Terme Selinuntine cambiò nome in Aquae Labodes, e nel IV secolo d.C., divenne una statio.

Gli arabi conquistarono la città nell’840[15]. Ne influenzarono il tessuto urbanistico e la toponomastica (il quartiere San Nicolò, anticamente chiamato Rabato, Schiunchipani, Cartabubbo, Misilifurmi e Raganella[16]) e diedero impulso all'industria del cotone.[16]

Nel 1087 Sciacca fu conquistata dai Normanni e annessa alla Contea di Sicilia. Al conte Ruggero I di Sicilia si deve la costruzione delle fosse granarie del caricatore, la riorganizzazione del servizio navale e l'imposizione del dazio sul grano da esportare. Il caricatore, che si trovava a sud del Borgo della Cadda, rimase in funzione sino al 1336, quando ne venne costruito un altro fuori Porta del Mare. I normanni ricostruirono le mura e i bastioni della città, restaurono il castello di Cocalo e edificarono il castello Vecchio. Fuori le mura restarono tre sobborghi: quello dei Figuli, quello dei Musulmani detto Rabato, Ruccera e quello degli ebrei chiamato Cadda. Tale nucleo sarà conosciuto fino al XIX secolo col nome di Terra Vecchia[17].

Sotto la dinastia sveva, Sciacca ottenne lo status di città demaniale, godendo di diversi privilegi. La città era retta da un magistrato, con il diritto d'inviare i propri rappresentanti al Parlamento. Federico II di Svevia e Manfredi di Sicilia confermarono i privilegi di cui godeva la città.

Nel 1355 la città passò in mano ai Peralta. A Sciacca fu istituita la carica di Capitano di guerra per la difesa della città. Tale compito fu affidato a Guglielmo Peralta che, oltre ad essere conte di Caltabellotta, poiché era apparentato col re, possedeva vasti territori avuti in eredità, per occupazione o per concessione regia. Dal re aveva ottenuto la rappresentanza della Magna Curia, cioè l'istituzione di una suprema autorità con funzioni giudiziarie inappellabili.

Stemma del Comune
Stemma del Comune

Secondo lo statuto comunale di Sciacca[18]:

«lo stemma del Comune raffigura "un cavaliere armato di lancia, che corre verso il castello dalle tre torri, illuminato dal sole"; sotto lo stemma compare la scritta "S.P.Q.S." acronimo di Senatus PopulusQue Saccensis.»
Stemma della provincia di Agrigento
Stemma della provincia di Agrigento

Durante gli anni 1920, la provincia di Girgenti (Agrigento) venne dotata di un proprio stemma: esso raffigurava gli emblemi delle città di Girgenti, Sciacca e Bivona, ovvero le sedi provinciali della prefettura e delle due sottoprefetture[19].

Blasonatura[20]:

«d'azzurro, con il guerriero in armatura d'argent, con la lancia in resta sul cavallo focoso, rivoltato, poggiante su un declivio al naturale, in atto di espugnare una fortezza sormontata da tre torri merlate alla ghibellina, d'oro, portanti ognuna una bandierina pure d'oro, nel capo destro un sole raggiante d'oro.»

Il gonfalone è un drappo di verde.

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria
«Titolo ab antiquo[21]»

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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Duomo
Chiesa di San Domenico
Portale S. Margherita
Chiesa di Maria SS. del Soccorso
La chiesa di Maria SS. del Soccorso o Duomo (chiamata anche Chiesa madre o Matrice) si trova in Piazza Don Minzoni e risale al XII secolo. Fondata nel 1108 da Giulietta (Giuditta) la Normanna, figlia del conte Ruggero al centro dell'antico quartiere Ruccera, il suo rifacimento è stato eseguito nel 1656 su progetto di Michele Blasco dedicando la chiesa a Santa Maria del Soccorso (prima di allora la basilica era dedicata a Santa Maria Maddalena).
La chiesa ha tre ampie navate con monumentali archi in stile normanno e colonne ioniche. La facciata, rimasta incompiuta, è decorata da colonne e portali ad arco. Completano la decorazione della facciata tre sculture di Giandomenico e Antonino Gagini[22].
La volta della navata centrale è decorata da un affresco sulla vita di Santa Maria Maddalena, opera di Tommaso Rossi, figlio di Mariano Rossi.
All'interno sono conservati i sarcofagi di Bartolomeo Tagliavia e di Gerardo Noceto; un tabernacolo marmoreo dei fratelli Giandomenico e Antonino Gagini raffigurante San Pietro Apostolo e San Paolo Apostolo e le storie della Passione di Gesù[23]; nella quarta cappella una statua, raffigurante la Madonna della Catena, attribuita a Francesco Laurana; nella nicchia dell'altare maggiore la statua della Madonna del Soccorso di Giuliano Mancino e Bartolomeo Berrettaro[24].
Nel luglio del 1991 papa Giovanni Paolo II elevò la chiesa alla dignità di basilica minore[25].
Cappella di San Giorgio dei Genovesi a Sciacca
L'antica cappella di San Giorgio dei Genovesi fu costruita nel 1520 dai numerosi mercanti genovesi residenti a Sciacca[26].
Chiesa di Sant'Antonio Abate
La chiesa, ubicata nei pressi della Chiesa Madre, risale al XV secolo.
Chiesa del Collegio
La chiesa di San Giovanni Battista, o chiesa del Collegio dei Gesuiti, fu costruita nel XVI secolo e restaurata nel 1613. L’edificio, situato in via Roma, ha un portale a timpano triangolare e un impianto a navata unica con cappelle incassate. Nel presbiterio è collocata una tela del Domenichino raffigurante San Giovanni, mentre in una delle cappelle laterali è collocata una Madonna di Michele Blasco della metà del XVII secolo, autografata Michael Blasco pinsit.
Chiesa di San Domenico
La chiesa di San Domenico e l’annesso convento dell'Ordine dei Predicatori di San Domenico risalgono rispettivamente al 1176 e al 1538[27] (ventinovesima istituzione dell'ordine in terra di Sicilia fondata da Tommaso Fazello[28]). La chiesa, in stile barocco, ha una sola navata con otto cappelle. Si trova in Corso Vittorio Emanuele, all'entrata della piazza Scandaliato. Tra le opere custodite spicca un dipinto raffigurante lo Spasimo, di Antonello da Palermo[29].
Chiesa del Carmine
La chiesa, situata nell’omonima piazza, fu costruita nel XII secolo[27].
Chiesa di Santa Margherita
La chiesa di Santa Margherita si affaccia su piazza Carmine[27]. Fu fatta erigere nel 1342 da Eleonora d'Aragona, moglie del Peralta. La chiesa venne decorata nel 1595 con colonne angolari, architravi, fregi e cornici. L'ultimo restauro fu eseguito nel 1994. L'ingresso principale è in stile catalano, mentre il portale marmoreo, posto sulla destra, fu realizzato nel 1468 da Pietro de Bonitate su disegno di Francesco Laurana. L'interno, a navata unica, è barocco e conserva stucchi policromati ed affreschi di Ferraro del XVII secolo. Sull'altare si trova un'icona in marmo del 1507-1512, una statua in legno del 1544, opera di Frigia, raffigurante Santa Margherita, ed un organo ligneo del 1641. Nella navata si trovano sei grandi riquadri e medaglioni realizzati dal Portulani tra il 1529 e il 1530, oltre a due grandi tele del pittore Gaspare Testone raffiguranti la Nascita di Gesù e l’Adorazione dei Magi.
Chiesa dello Spasimo
La chiesa di Santa Maria dello Spasimo, situata in Corso Vittorio Emanuele, è del 1632[27].
Chiesa di San Michele
La chiesa di San Michele[27], in Piazza Noceto, fu fondata da Guglielmo Peralta nel 1371. Fu ricostruita nel XVII secolo. Presenta un portale con architrave e un portale gotico. L'interno è a tre navate con colonne ed archi al centro. La chiesa conserva anche un crocifisso quattrocentesco, due acquasantiere del XVI secolo, una scultura di Domenico Gagini[30], un polittico cinquecentesco e una statua seicentesca in legno di San Michele. In una teca sono poste le due sacre Spine del martirio di Cristo[31], donate da Eleonora d'Aragona, figlia di Giovanni di Sicilia, e dal marito Guglielmo Peralta, che le aveva ricevute dai D'Angiò. Le due spine furono ritenute autentiche dal vescovo di Agrigento Matteo Fugardo con la bolla vescovile del 31 maggio 1386 in occasione dell'inaugurazione della chiesa e parte del Monastero di Maria Santissima dell'Itria.
Chiesa di Santa Maria dell'Itria
La chiesa di Santa Maria dell'Itria e l’annesso monastero femminile dell'Ordine di San Benedetto furono fatte costruire dal Peralta[27]. Sul primo altare a destra, S. Scolastica, sul secondo, la Sacra Famiglia, sul terzo, S. Benedetto che rovescia gli idoli e scaccia i demoni da Montecassino, tutti dipinti da Gaspare Testone.

Sul primo stare a sinistra, il Martirio di S. Eufemia, anch’esso attribuito al Testone.

Chiesa della Madonna di Fatima
La chiesa è quella della Parrocchia Beata Maria Vergine di Fatima, gestita dai Frati Minori Cappuccini, ubicata nell'antico Convento dei Cappuccini quindi viene chiamata Chiesa dei Cappuccini. Nel 2025 la volta di questa chiesa è stata affrescata dall'artista siciliano Giulio Rosk.[32]
Chiesa di San Nicolò La Latina
La chiesa di San Nicolò La Latina, in Piazza San Nicolò, risale al XII secolo. Ha un prospetto decorato in stile arabo-normanno.
Chiesa di Santa Maria delle Giummare
La chiesa di Santa Maria delle Giummare, in via Valverde[33], fu costruita per volere di Giuditta nel 1103 e rifatta nel XVI secolo. La fiancheggiano due torri merlate. L’impianto è ad unica navata. Al suo interno si trova sulla sinistra la cinquecentesca Cappella della Madonna delle Grazie, un rilievo di San Gerolamo, un'acquasantiera quattrocentesca, un crocifisso cinquecentesco e una Vergine col Bambino nell'altare maggiore, attribuita a Laurana. Da ricordare le tele del Testone S. Biagio in Gloria, S. Leonardo e la Presentazione di Maria al Tempio.
Chiesa di Sant'Agostino
Risalente al 1753, la chiesa di Sant'Agostino sorge in via Valverde, sull'area della chiesa di San Barnaba Apostolo[33]. Custodisce una statua raffigurante la Madonna del Soccorso, opera di Giacomo Gagini, proveniente dalla