Vai al contenuto

Olona

Questa è una voce in vetrina. Clicca qui per maggiori informazioni
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo fiume in provincia di Pavia, vedi Olona meridionale.
Disambiguazione – Se stai cercando il tessuto, vedi Tela olona.
Olona
Il fiume Olona a valle del castello di Legnano
StatoItalia (bandiera) Italia
Regioni  Lombardia
Province  Varese
  Milano[1]
Lunghezza71 km[2]
Portata media6,9 m³/s a Rho[3]
Bacino idrografico911 km²[4][5]
Altitudine sorgente548[6] m s.l.m.
Nascealla Rasa di Varese[6]
AffluentiBevera, Bozzente, Fredda, Gaggiolo, Lura, Merlata, Mornaga, Pudiga, Quadronna, Riale delle Selve, Rile, Selvagna, Tenore e Vellone
Sfociaa Milano nel Lambro Meridionale[1]
Mappa del fiume
Mappa del fiume

L'Olona (Ulona[7], Urona oppure Uòna[8] in lombardo) è un fiume italiano lungo 71 km[1][2][9], il cui corso si sviluppa interamente in Lombardia.

Il fiume nasce nelle Prealpi sopra Varese a 548 m s.l.m. in località Fornaci della Riana alla Rasa di Varese in Val di Brinzio, presso il Sacro Monte di Varese in un'area oggi parte del Parco regionale Campo dei Fiori[6][10]. Solcata la Valle Olona e attraversato l'Alto Milanese, l'Olona giunge a Rho, dove versa parte delle sue acque nel Canale Scolmatore di Nord Ovest[5]. Passata Pero, il fiume entra a Milano dove, all'uscita del suo percorso sotterraneo, confluisce nel Lambro Meridionale in località San Cristoforo ponendo fine al suo corso[11]. Il Lambro Meridionale sfocia poi nel Lambro a Sant'Angelo Lodigiano. Lungo il suo percorso, il sistema idrico formato dall'Olona e dal Lambro Meridionale attraversa o lambisce 45 comuni ricevendo le acque di 19 affluenti[12].

L'Olona è noto per le cascate e le grotte di Valganna e per essere stato uno dei fiumi più inquinati d'Italia[13]. La valle scavata dal fiume, grazie all'impianto di ruote idrauliche che sfruttavano la forza motrice originata dall'acqua, è stata una delle culle dell'industrializzazione italiana[14].

Il fiume talvolta è indicato anche come "Olona settentrionale" per l'omonimia con un altro Olona, che nasce a Bornasco e che sfocia nel Po dopo aver attraversato la provincia di Pavia. Questo secondo Olona, a sua volta, viene designato come "inferiore" o "meridionale"[15]. L'omonimia non è di origine imitativa o etimologica, ma è dovuta al fatto che originariamente si trattava di due tronconi dello stesso fiume, deviato dagli antichi Romani nel suo tratto superiore verso Milano per portare acqua al fossato delle mura difensive della città[16].

Geografia fisica

[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Val di Rasa e Valganna (valle).
L'Olona ancora ruscello alla Rasa di Varese

La sorgente principale dell'Olona è in località Fornaci della Riana, alla Rasa di Varese, frazione dell'omonimo capoluogo di provincia, presso il Sacro Monte di Varese, all'interno del Parco regionale Campo dei Fiori[10]. Le Fornaci della Riana devono il loro nome ad alcune antiche fornaci per il calcare che rimasero attive fino al 1972[17].

Oltre che dalla fonte principale, il fiume sgorga anche da altre cinque piccole sorgenti[10], due in Val di Rasa e tre in Valganna[6]; queste sorgenti danno luogo a due rami che si uniscono a valle di Bregazzana (frazione di Varese)[6].

Il ramo che nasce a ovest, in Val di Rasa, è quello più importante[6]; le due sorgenti che originano questo corso d'acqua sono situate al passo Varrò (tra il Monte Legnone e il Monte Pizzella) e sul Monte Chiusarella[6]. La sorgente principale, e quella che si trova al passo Varrò, si uniscono a monte dell'abitato della Rasa di Varese, mentre la sorgente che sgorga dal Monte Chiusarella confluisce nell'Olona più a valle[6]. Il ramo della Valganna, che si trova a est e che viene chiamato Margorabbia, nasce invece a sud del Monte Martica[6].

Il ramo della Rasa è alimentato da sette piccoli affluenti (più precisamente, i torrenti Legnone, Grassi, Boccaccia, Brasché, Pissabò, Valle del Forno e Sesnini), mentre il ramo della Valganna è accresciuto da quattro corsi d'acqua (i torrenti Margorabbia, Valfredda, Valpissavacca e Pedana della Madonna)[6].

Il ramo della Valganna dà origine anche al laghetto Fonteviva, dedicato alla pesca sportiva[18], e alle cascate di Valganna, che in inverno, a causa del clima rigido, sono spesso ghiacciate. Si trovano nel comune di Induno Olona e sono vicine alle famose e omonime grotte[19]. Sulle cascate, che sono state create artificialmente all'inizio del XX secolo per migliorare il prelievo dell'acqua, si può ammirare il fenomeno dell'affioramento del travertino[20].

Lo stesso argomento in dettaglio: Valle Olona e Alto Milanese.
L'Olona a Gurone, frazione di Malnate

Dopo il tratto iniziale, il fiume inizia a percorrere la valle omonima. Questa valle è stata originata dall'Olona e dal ritiro dei ghiacciai durante l'ultima era glaciale; si presenta come una valle profondamente incisa con i centri abitati posti sulle colline prospicienti l'alveo del fiume, i cosiddetti "pianalti"[21]. I versanti sono perlopiù ricoperti di boschi, mentre nel fondovalle sono presenti zone coltivate, prati e brughiere[21]. L'affluente principale in provincia di Varese è la Bevera; altri tributari importanti di questo tratto del fiume sono il Vellone, il Gaggiolo (chiamato anche Rio Lanza, Ranza, Anza o Clivio), la Quadronna, la Selvagna, il Mornaga, il Riale delle Selve e il Tenore[22].

L'Olona a Castiglione Olona con il ponte medievale alla destra dell'immagine

A Gorla Minore il fiume si dirama nell'Olonella, che si ricongiunge all'alveo principale dopo 1200 m[10][23]. In questo tratto, nascono molti canali artificiali a servizio dell'agricoltura e delle industrie che si reimmettono nell'Olona prima di Castellanza[23]. Dopo aver superato Castellanza, il corso d'acqua esce dalla Valle Olona e si dirige verso la pianura padana. Un tempo esisteva anche un'altra diramazione naturale che era indicata con il nome di Olonella e che attraversava Legnano passando dietro la basilica di San Magno. L'isola naturale che era formata dai due rami del fiume era conosciuta come "Braida Arcivescovile"[24]. Questo ramo legnanese è stato interrato nella prima parte del XX secolo[25].

Dopo aver attraversato San Lorenzo (frazione di Parabiago) e Nerviano, il fiume riceve a Rho i suoi due principali affluenti, il Bozzente e il Lura[26]. A Rho ha origine anche il "deviatore dell'Olona", completato negli anni ottanta del XX secolo, che si immette nel Canale Scolmatore di Nord-Ovest[5]. Quest'opera è sempre stata fonte di polemiche: da una parte non ha evitato tutte le esondazioni come era stato progettato e, dall'altra, porta acque inquinate verso il Ticino[27]. Nel novembre 2002, in condizioni climatiche particolari[28], hanno straripato contemporaneamente l'Olona, il Seveso, lo scolmatore e il Ticino.

La nascita del Lambro Meridionale a Milano: parte delle acque del Naviglio Grande, a sinistra della foto, si uniscono a quelle dell'Olona

Da Lucernate in poi il fiume non scorre più nell'alveo naturale, ma segue il percorso deviato dagli antichi Romani verso il Bozzente[2]. Entrata a Pero, dopo un tratto iniziale ancora all'aperto, l'Olona inizia a scorrere sotto il manto stradale e giunge a Milano[1][29] attraversando dapprima i quartieri Gallaratese, Lampugnano e QT8, dove raccoglie le acque del fiume Merlata (chiamato anche Fugone), per poi costeggiare il versante meridionale del Monte Stella. Giunto in piazza Stuparich riceve la confluenza del Pudiga (conosciuto come Mussa nel suo tratto milanese)[2].

Merlata e Pudiga sono i collettori delle acque che provengono dall'area a nord di Milano, le cosiddette "groane"[2]. L'Olona costeggia quindi i quartieri Lampugnano e San Siro, per poi proseguire sotto i viali della circonvallazione filoviaria[2].

Il percorso sotto la circonvallazione, che venne disegnato per la prima volta sul Piano Regolatore Generale di Milano del 1884 (il cosiddetto "Piano Beruto")[30], è stato canalizzato nei primi due decenni del XX secolo[30] e coperto in un periodo che va dal 1950 al 1970[30]. All'uscita da questo tratto coperto, dopo avere sottopassato il Naviglio Grande, l'Olona termina il suo corso confluendo nel Lambro Meridionale[2].

Fino all'entrata in funzione del sistema di depurazione delle acque del capoluogo lombardo (2005), il Lambro Meridionale era un collettore di scolo che raccoglieva gli esiti della parte occidentale della rete fognaria cittadina. In seguito, questi liquami sono stati deviati ai depuratori di San Rocco e di Nosedo[31]. Dal medesimo scaricatore, il Lambro Meridionale ha la sua "sorgente pulita"[32].

L'Olona a Malnate

L'Olona misura 71 km di lunghezza e possiede un bacino idrografico di 911 km²[2]. Il bacino idrografico dell'Olona si estende su parte delle province di Varese, Milano e, in minima parte, Como, interessando anche una parte di territorio svizzero[5][6]. Una piccola parte del bacino del Gaggiolo, suo affluente, appartiene infatti al Canton Ticino[6].

Con i suoi 911 km², il bacino idrografico dell'Olona occupa il 5% della superficie della Lombardia e ospita approssimativamente 1.000.000 di abitanti (che corrisponde a circa il 10% dei residenti nella regione)[5]. Il bacino imbrifero misura invece 370 km²[6][33].

La maggior parte degli studiosi di idrografia descrive l'Olona e il Lambro Meridionale come un solo corso d'acqua che sfocia nel Lambro a Sant'Angelo Lodigiano e che ha una lunghezza complessiva di 121 km[32][34].

L'alveo originario e le due Olona

[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Olona meridionale.
L'Olona meridionale nel territorio di Genzone

Uno dei più importanti studi riguardanti l'idrografia milanese è stato compiuto dall'ingegnere Felice Poggi[35]. Nel 1911 Poggi affermò che i due Olona, quella che sfocia nel Lambro Meridionale e il corso d'acqua che si scarica nel Po a San Zenone, costituivano fino ai primi anni dell'Era volgare un solo fiume che aveva una lunghezza complessiva di 120 km[12][16]. Tale ipotesi è stata confermata anche da studi successivi[12].

La località in cui il fiume è stato deviato verso Milano dai Romani è Lucernate, frazione di Rho[36][37]. Da qui, per trovare l'antico alveo dell'Olona seguendo le pur minime ondulazioni e le ridottissime variazioni altimetriche del terreno, si arriva a Cascina Olona[37] (frazione di Settimo Milanese; è indicativo il toponimo), a Baggio e a Corsico, con una possibile variante che da Settimo porterebbe a Muggiano e a Trezzano sul Naviglio (o a Cesano Boscone)[16].

Nelle località contigue di Cesano Boscone, Corsico e Trezzano sul Naviglio, che sorgono tutte e tre sul Naviglio Grande, è possibile individuare due corsi d'acqua che potrebbero scorrere - verso sud - nell'antico alveo naturale dell'Olona fino a Binasco: a Trezzano sul Naviglio e Cesano Boscone la roggia Belgioioso, mentre a Corsico la roggia Vecchia[16].

Da Binasco, con la derivazione del Canale Ticinello, si giunge poi poco più a sud, nel territorio di Lacchiarella, dove le rogge Colombana e Carona portano acqua alla rete irrigua dando origine al Roggione. Il Roggione, quando alla cascina Settimo di Bornasco[38] riceve la roggia Olonetta, cambia nome in Olona inferiore o meridionale. L'Olonetta, assieme alla roggia Misana, proviene da un fontanile di Misano Olona, pochi chilometri a monte. Ripreso il vecchio corso e il suo nome, l'Olona meridionale sfocia nel Po a San Zenone.

I due Olona non hanno un'idrografia autonoma: all'altezza di Rozzano, dal Lambro Meridionale, diparte un ramo che si dirige verso sud-ovest acquisendo vigore grazie all'apporto idrico fornito da fontanili e canali artificiali[34]. Questo corso d'acqua confluisce poi nell'Olona meridionale[34]. È in progetto la riconnessone dei due Olona con la costruzione di un alveo artificiale che riprenderebbe l'antico corso del fiume[39][40]

La deviazione verso Milano

[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Idrografia di Milano.
L'Olona che entrava in Darsena, riconoscibile sullo sfondo

Fino dall'antichità classica, all'altezza della Maddalena, odierno quartiere di Milano, l'Olona fu deviato verso la città con l'obiettivo di portarvi acqua: in epoca romana sboccava nel fossato delle mura difensive repubblicane[41] poi, dal XII secolo, nel fossato difensivo attorno ai bastioni medievali[30] e successivamente (1603) nella Darsena di Porta Ticinese[42].

In particolare l'Olona, durante il Medioevo, confluiva nel fossato in corrispondenza della moderna piazza della Resistenza Partigiana, mentre in epoca romana continuava il percorso cittadino arrivando alla moderna piazza Vetra, dove riversava le sue acque nel fossato grazie all'omonimo canale[43]. Dal fossato medievale ebbe poi origine la Cerchia dei Navigli, mentre i due rami del fossato romano diventarono il Grande Sevese e il Piccolo Sevese[41].

Il tratto milanese dell'Olona corrisponde agli antichi alvei naturali del Bozzente e del Pudiga[44]. Prima della deviazione dell'Olona verso Milano, il Pudiga, dopo aver lambito il lato occidentale della città, proseguiva verso sud seguendo il proprio alveo naturale, corrispondente a quello del moderno colatore Lambro Meridionale, confluendo poi nel Lambro presso Sant'Angelo Lodigiano[45]. In origine, all'altezza del centro abitato di Milano, il Pudiga compiva un'ampia ansa verso est, che lo portava a sfiorare la città all'altezza della moderna piazza Vetra, nei pressi dell'alveo naturale del torrente Nirone, per poi piegare verso meridione seguendo l'alveo del moderno Lambro Meridionale[44].

L'isola Brera a Milano lungo l'Olona, ora non più esistente, che si trovava in corrispondenza della moderna piazza De Agostini, in una foto del 1930 circa

Originariamente, alla sua sinistra idrografica, il Pudiga, in luogo dell'Olona, riceveva il Bozzente[46]. Il Bozzente in origine aveva infatti un alveo naturale autonomo che lo portava a raccogliere le acque del Lura e del Merlata per poi confluire nel Pudiga[46]. Come già accennato, furono a gli antichi Romani a deviare l'Olona, all'altezza di Lucernate, frazione di Rho, nel letto del Bozzente e quindi poi verso l'alveo del Pudiga. Il tratto milanese dell'Olona corrisponde pertanto agli antichi alvei naturali del Bozzente e del Pudiga[44]. Il nuovo alveo artificiale dell'Olona fu quindi scavato ex novo solo per un breve tratto: giunti alla moderna Lucernate al torrente Bozzente, i progettisti allargarono il suo letto per poter accogliere una maggior portata d'acqua, quella dell'Olona[46].

Come destinazione finale del nuovo percorso dell'Olona fu scelto il fossato delle mura romane di Milano, dove riversava le sue acque nel canale Vetra (nome dato dagli antichi Romani al tratto terminale dell'alveo naturale del Nirone) all'altezza della moderna e omonima piazza: per realizzare questo obiettivo, gli antichi Romani prolungarono e allargarono il "canale Vetra" verso la già citata ansa naturale del Pudiga così da raccogliere anche le acque dell'Olona[44]. Con la deviazione dell'Olona verso la città, venne meno la continuità idrica dell'antico letto del Pudiga, il cui tratto meridionale (ovvero il futuro "Lambro Meridionale") venne intercettato rimanendo privo di acque pulite, che provenivano da nord, trasformandosi quindi in un collettore di fogna[46].

I lavori per la costruzione del Parco Solari a Milano. In primo piano, l'Olona prima della copertura

Fino al 1704[47] il fiume presentava un solo braccio terminale, mentre su una mappa del 1722[48] è riportato che l'Olona si biforcava in due rami pressoché paralleli che si riunivano prima di entrare in Darsena: l'Olona Nuova, cioè quello settentrionale che più tardi si chiamerà roggia Molinara, e l'Olona Vecchia, ovvero quello meridionale. La roggia Molinara fu poi interrata alla fine del XIX secolo prima della canalizzazione del fiume[49]. Vita più lunga ebbe invece la cosiddetta "isola Brera", che era ubicata tra le attuali vie Giorgio Washington e Vincenzo Foppa. Originata da un'altra biforcazione del fiume, prendeva il nome dalla cascina omonima che vi sorgeva. È ancora segnata in una carta del 1925[50]. In questo contesto, nel 1894, fu fondata la Canottieri Olona, società polisportiva di Milano, vincitrice di un campionato italiano maschile di pallanuoto, che aveva sede nella Darsena di Porta Ticinese[51]

Nel 1919[52], nell'ambito della complessa revisione idrofognaria di Milano, si iniziarono a costruire i canali dell'attuale percorso dell'Olona, che prevedeva la deviazione di parte delle acque del fiume verso il Lambro Meridionale passando per la circonvallazione esterna. Fu però mantenuta la diramazione che sfociava nella Darsena. La deviazione verso quest'ultima avveniva in piazza Tripoli: qui c'era una chiusa che deviava il fiume per via Roncaglia, dando inizio a quello che fu chiamato il "ramo Darsena"[30]. Nei due periodi di asciutta annuale dei Navigli, la chiusa era manovrata in modo tale da chiudere completamente il ramo Darsena facendo sfociare l'intera portata delle acque dell'Olona nel Lambro Meridionale. Il Lambro Meridionale, che all'epoca era un vero e proprio collettore di fogna, era anche conosciuto come "Lambro Merdario"[35].

Il nuovo percorso canalizzato, che pure era previsto dal Piano Beruto del 1884, non entrò in funzione se non agli inizi degli anni trenta del XX secolo[30]. La prima copertura effettuata a Milano sul corso dell'Olona avvenne nel 1935 su parte del ramo Darsena (da via Valparaiso a viale Coni Zugna), quando al posto dello scalo bestiame delle ferrovie che vi sorgeva venne costruito il Parco Solari[53].

La parte restante del ramo Darsena, e il tratto canalizzato lungo la circonvallazione, furono invece coperti tra il 1950 e il 1970[30]. Col passare degli anni, e con l'aumentare dell'inquinamento del fiume, la chiusa di piazza Tripoli non venne manovrata soltanto per deviare il flusso delle acque durante le asciutte dei Navigli: dapprima ridusse notevolmente la portata del ramo Darsena e, alla fine degli anni ottanta del XX secolo, l'azzerò per "rischio idrogeologico e pericolo di inquinamento" della Darsena e delle acque che ne uscivano a scopo irriguo o di navigazione[30].

Origini del nome

[modifica | modifica wikitesto]
Piazza Domenico Ghirlandaio e il fiume Olona ancora scoperto in viale Daniele Ranzoni a Milano in una foto degli anni cinquanta del XX secolo

Sono tre le ipotesi sull'origine del toponimo "Olona"[54]. La prima suppone che il nome del fiume sia collegato alla radice celtica Ol-, che significa "grande", "valido" in riferimento all'utilizzo delle sue acque[55].

La seconda congettura ipotizza che il nome derivi dal greco "oros" (ὄρος), che significa "rilievo", "montagna". L'ultima ipotesi suppone invece che il toponimo del corso d'acqua sia collegato a un monastero milanese fondato nell'VIII secolo che era conosciuto come "Aurona".

Quest'ultima denominazione forse deriverebbe, a sua volta, dal nome della fondatrice del convento, nonché sorella dell'arcivescovo di Milano Teodoro II, "Aurona" (o "Orona"). In quest'ultimo caso, è stato ipotizzato anche il contrario, cioè che il nome del monastero derivi dal nome del fiume[55].

Altri toponimi che sono stati utilizzati durante la storia per riferirsi all'Olona sono Ollona (comparso in un documento del 737 d.C.), Oleunda (1033), Orona (metà del XVI secolo) e Olonna (riportato nel 1688 sull'Anonimo Ravennate)[56][57].

Invece, per quanto riguarda i toponimi locali, si è ipotizzato che Lonate Pozzolo e Lonate Ceppino derivino da "Olona"[55].

Fin dai tempi più antichi, gli abitanti della Valle Olona vissero principalmente lontano dal fiume, su terreni più alti che sicuramente non sarebbero stati colpiti dalle piene stagionali[58]. Dai reperti archeologici trovati, si può dedurre che la Valle Olona fosse - già in antichità - una rilevante via di comunicazione[59].

Le acque dell'Olona sono state utilizzate per secoli dalla popolazione locale per irrigare i campi, per la pesca, per l'allevamento di bestiame, per muovere le ruote dei mulini ad acqua e, con l'industrializzazione delle sue sponde, per azionare le turbine idrauliche a servizio degli stabilimenti[60].

Dalla preistoria al Medioevo

[modifica | modifica wikitesto]
Frammento di vaso campaniforme collegato alla cultura di Remedello e risalente al III millennio a.C.: è il più antico reperto archeologico trovato nel Legnanese

I reperti preistorici più antichi trovati nelle zone intorno all'alveo naturale l'Olona sono delle ossa di bos primigenius risalenti alla glaciazione Würm[61]. Portate alla luce a Legnano in località Costa San Giorgio, sono conservate all'interno del museo civico Sutermeister[62].

Per quanto riguarda la presenza dell'uomo, i ritrovamenti più antichi scoperti nei dintorni del fiume sono stati rinvenuti nella zona delle sorgenti. I laghi varesini furono infatti frequentati, tra il 4300 a.C. e il 800 a.C., da una civiltà palattificola[63]. Secondo alcuni autori, parte di queste popolazioni, in seguito a un incremento demografico, migrarono verso sud insediandosi lungo la Valle Olona[64].

Più a valle, tra il 1926 e il 1928, nei pressi del confine tra Castellanza e Legnano, è venuto alla luce un reperto risalente a un periodo compreso tra il 3400 a.C. e il 2200 a. C.[65] Si tratta di un piccolo frammento di un vaso campaniforme che è stato realizzato nell'età del rame e che è collegabile alla cultura di Remedello[64]. È stato trovato durante i lavori di costruzione della strada statale 527 Bustese in località "Paradiso" a Castellanza[65][66]. Anche questa suppellettile è conservata all'interno del museo civico Sutermeister di Legnano[67]. Più a valle sono stati scoperti reperti archeologici appartenenti cosiddetta "cultura di Canegrate"[64]. Durante gli scavi, furono individuate 165 tombe risalenti al XIII secolo a.C. e riconducibili all'età del bronzo recente[68][69][70] La cultura di Canegrate, che ha un'importanza che travalica i confini locali[71], si è sviluppata fino all'età del ferro[72]. Le suppellettili cronologicamente successive, due punte di lancia in bronzo legate alla cultura di Golasecca arcaica e trovate a sempre Legnano, sono databili tra il IX e l'VIII secolo a.C. (prima età del ferro)[59][73].

Le rovine tardo imperiali dell'antica Castelseprio

Lungo l'Olona sono stati scoperti anche altri reperti che appartengono alla cultura di Golasecca; queste suppellettili, che sono più recenti di quelle precedentemente menzionate, risalgono invece al VI-V secolo a.C.[59][74] I ritrovamenti archeologici trovati lungo l'Olona si fanno poi sempre più frequenti avvicinandosi alla conquista romana della pianura padana[75]. Tra essi, spiccano numerosi reperti che sono collegati alla cultura di La Tène e che sono stati portati alla luce lungo la bassa Valle Olona[76].

Anche dopo la conquista romana, occorse del tempo affinché si compisse la romanizzazione della Valle Olona; durante questa fase, coesistette infatti un dualismo culturale gallo-romano[77]. La completa romanizzazione della Valle Olona avvenne durante il I secolo a.C.; dopo questa fase, lungo le sponde del fiume, i ritrovamenti di reperti archeologici si sono fatti sempre più frequenti[78]. Tale abbondanza di suppellettili è continuata per altri due secoli, cioè fino alla crisi del III secolo d.C., quando è avvenuto un vistoso calo[71]. In epoca romana, le sponde dell'Olona assunsero una rilevante importanza per la loro posizione strategica rispetto alle vie di comunicazione tra la pianura padana e le Alpi[79]. Nel I secolo d.C., lungo la direttrice disegnata dal corso del fiume, venne realizzata una strada romana, la via Severiana Augusta, che congiungeva Mediolanum (la moderna Milano) con il Verbanus Lacus (il Lago Verbano, ovvero il Lago Maggiore[80]), e da qui al passo del Sempione (lat. Summo Plano)[81]. Il tratto di fiume che seguiva questa strada fu canalizzato: c'è chi ipotizza che sia stata quest'opera a promuovere la deviazione dell'Olona verso Milano[2].

La strada costruita dagli antichi romani lungo il fiume conservò la sua importanza strategica anche nel Medioevo[2]. Questa via di transito proveniva sempre dalla Valle Olona collegando Milano al nord ovest della Lombardia[82]. L'Olona mantenne nei secoli la sua importanza strategica anche per un altro motivo: il fiume era una preziosa fonte di vettovagliamento per via della presenza, lungo il suo corso, di numerosi mulini ad acqua[83]. Questi ultimi continuarono a essere strategici anche nei secoli successivi grazie al loro impiego per fini agricoli[84]. Il grano macinato in questi impianti molinatori forniva infatti derrate alimentari a decine di migliaia di abitanti[84].

La parte est del castello di Legnano. Sulla sinistra, il fiume Olona

Nel 1176 le sponde del fiume furono teatro delle fasi decisive della battaglia di Legnano. Il Carroccio, scortato da centinaia di cavalieri, fu collocato lungo una scarpata fiancheggiante l'Olona con l'obbiettivo di avere una difesa naturale almeno su un lato[85]. La scelta di collocare il Carroccio a Legnano non fu fortuita. All'epoca il borgo legnanese rappresentava, per chi proveniva da nord, il passaggio di accesso al contado milanese: tale varco doveva essere chiuso e strenuamente difeso per prevenire l'attacco a Milano[81]. Per questo motivo, a Legnano, fu in seguito edificato, su un'isola naturale dell'Olona, il Castello Visconteo.

Già nella tarda antichità, lungo il tratto iniziale del fiume, esisteva una località, Castelseprio, che stava gradualmente aumentando la sua importanza estendendo la sua influenza su un vasto territorio. Castelseprio divenne in un primo momento caposaldo longobardo e franco, e poi capoluogo dell'omonimo contado[2] grazie alla sua importanza strategica. Castelseprio si trovava infatti all'incrocio tra la già citata strada che collegava Milano al Verbano e una via di comunicazione che invece si dirigeva verso Varese[86]. In questi secoli, il controllo del Seprio era la chiave d'apertura dell'intera Valle Olona[87]. I Visconti, sconfitti i Torriani nella battaglia di Desio (1287), conquistarono Castelseprio e ne imposero la distruzione[2]. Il Seprio, e con esso la parte superiore della Valle Olona, furono poi definitivamente annessi al Ducato di Milano nel 1395[88].

Entrate a far parte del Ducato di Milano e già da secoli protette da una catena di fortezze e castelli[89], le sponde dell'Olona accrebbero il loro sviluppo: si moltiplicarono i mulini, mentre restava ancora rilevante l'apporto all'irrigazione[83][90]. Un uso così intensivo delle acque richiese da parte del Ducato l'emanazione di apposite norme (i cosiddetti "Statuti delle strade e delle acque del contado di Milano"): ciò avvenne la prima volta nel 1346 e poi nel 1396[90].

Dal Rinascimento al XXI secolo

[modifica | modifica wikitesto]