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Maria Giacobbe

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Maria Giacobbe (Nuoro, 14 agosto 1928 – Copenaghen, 27 gennaio 2024[1]) è stata una scrittrice e saggista italiana naturalizzata danese.

Maria era la figlia di Dino Giacobbe[2], un ingegnere antifascista, ufficiale pluridecorato nella prima guerra mondiale, tra i fondatori del Partito Sardo d'Azione e poi combattente repubblicano in Spagna ed esule negli Stati Uniti sino alla fine della guerra, e di Graziella Sechi, insegnante elementare, la quale, condividendo le idee del marito, come lui fu perseguitata dal regime fascista.[3] Crebbe e studiò a Nuoro dove, dopo aver frequentato il Regio Liceo ginnasio Giorgio Asproni, preferì conseguire il diploma magistrale.[4] Ciò le consentì di avere fin dal secondo dopoguerra un posto di insegnante elementare nei paesi del circondario di Nuoro. In seguito iniziò a collaborare con vari giornali e riviste ed esordì come scrittrice narrando le sue esperienze di giovane maestra. Dopo aver conosciuto il futuro marito, lo scrittore danese Uffe Harder, nel 1958 si trasferì con lui a Copenaghen, dove, nel 1959 e nel 1964, nacquero i due figli della coppia.[5]

Attività letteraria e culturale

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Nel 1956 iniziò una lunga collaborazione con il settimanale Il Mondo di Mario Pannunzio, cui fecero seguito esperienze presso vari periodici italiani e stranieri, per le quali ottenne riconoscimenti, come ad esempio il Premio Iglesias di giornalismo attribuitole nel 1985 per la sua collaborazione al quotidiano L'Unione Sarda.[6]

Pubblicò oltre dieci libri, fra cui romanzi, raccolte di racconti e cinque antologie di poesie.[7][8] Il suo primo libro, Diario di una maestrina (1957), vinse il Premio Viareggio-Opera prima[9] e la Palma d'oro dell'Unione Donne in Italia. L'opera fu poi tradotta in altre 15 lingue.[6] Molte sue opere furono pubblicate prima in danese e poi in italiano. Tra queste Dagbog mellen to verdener (Diario tra due mondi)[6], edito nel 1975 e pubblicato in Italia due anni dopo col titolo Le radici,[10] libro di memorie della Nuoro dei suoi avi, tema che sarà ripreso anche nel successivo Masker og nøgne engle del 1994,[5] pubblicato in Italia nel 1999 col titolo Maschere e angeli nudi: ritratto d'infanzia.