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Elfi della Terra di Mezzo

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Un gruppo di elfi nell'adattamento cinematografico di Peter Jackson

Gli elfi sono una razza di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien. La loro complessa storia è descritta per intero soprattutto nel Silmarillion ed è menzionata in parte anche nel Signore degli Anelli. Gli elfi furono i primi abitanti della Terra di Mezzo. Suddivisi in varie stirpi, gli elfi sono considerati i primogeniti di Eru Ilúvatar. I racconti del Silmarillion vedono come protagonisti proprio gli elfi, che prima abitano in vari regni sparsi per il Beleriand e sono abbastanza potenti da sfidare Morgoth, per poi successivamente scontrarsi con Sauron, in seguito alla forgiatura degli Anelli del Potere. Gli elfi abbandonano progressivamente la Terra di Mezzo, per potersi definitivamente stabilire nel reame beato di Valinor.

Ispirazioni e analisi

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Gli elfi di Tolkien sono ispirati dalla mitologia islandese[1] in particolare all'originaria descrizione della mitologia norrena (si vedano i Liósálfar dell'Edda in prosa, elfi della luce contrapposti agli Svartálfar o elfi oscuri: a loro volta una sorta di "paganizzazione" della mitologia cristiana sugli angeli che Snorri Sturluson probabilmente riprendeva dal Elucidario di Onorio Augustodunense[2][3]), e anche in quella irlandese-celtica, in cui i sidhe erano inizialmente di dimensione umana: si veda la leggenda dei Túatha Dé Danann, quindi diversi da altri elfi del folklore (più simili a gnomi, folletti o fairy).[4]

I Túatha Dé Danann, antichi sovrani dell'Irlanda arcaica che iniziarono la linea dei Re supremi d'Irlanda, si allontanarono dall'isola, ma non si sa bene dove si diressero: c'è chi afferma che la loro migrazione li portò dalle coste fino all'entroterra, in un posto chiamato Færie, con una conseguente integrazione culturale, e chi sostiene invece che tornarono nell'isola da cui arrivarono. Le leggende li descrivono come un popolo fatato e semidivino dell'Annwyn (l'aldilà celtico) i cui membri, immortali e potenti maghi, partecipavano a eterni banchetti in luoghi fuori dallo spazio e dal tempo. Questi elementi narrativi si ritrovano nell'universo di Tolkien, in particolare la storia dei Noldor, il loro arrivo e ritorno in Valinor, i loro Re Supremi, e della suddivisione degli elfi in Calaquendi o elfi della luce, e Moriquendi, elfi dell'oscurità (anche se non malvagi).

Alcuni hanno definito gli elfi una rappresentazione di cosa gli umani sarebbero potuti diventare, se non avessero commesso il peccato originale [senza fonte] La loro purezza non li rende immuni dall'essere ingannati (come nel tradimento di Maeglin a danno di Gondolin per il suo amore possessivo non corrisposto verso Idril, o la ribellione di Celebrimbor contro Galadriel), o dal commettere atti scellerati (come Fëanor che tradì suo fratello Fingolfin e le sue schiere per sete di potere e che fece pronunciare ai suoi figli un terribile giuramento che maledirà tutti i noldor e che li condurrà ad azioni malvagie come i tre fratricidi, o l'omicidio di Aredhel da parte di Eöl), o compiere atti di cattiveria gratuita (Saeros che per invidia e arroganza provoca Túrin Turambar cercando poi di ucciderlo, mettendo involontariamente in moto gli eventi del Fato di Morgoth). Inoltre le loro caratteristiche li rendono anche meno capaci degli uomini all'adattarsi ad un mondo decaduto e in continua mutazione.

Gli elfi sono descritti come le più belle creature della Terra di Mezzo, amanti dell'arte, in particolare del canto, e della conoscenza. Tra di essi, soprattutto i noldor possiedono abilità e conoscenze che agli uomini della Terra di Mezzo appaiono magiche. Dipendentemente dalla stirpe, hanno i capelli corvini e gli occhi grigi o capelli biondi dorati, rossi o argentati. Agli elfi non cresceva la barba finché non entravano nel terzo ciclo di vita, come avvenuto ad esempio per Círdan.[5] Sono immortali, nel senso che la loro aspettativa di vita è eterna, ciononostante possono morire se vengono uccisi, in seguito a un dolore morale profondo o se rinunciano alla propria immortalità per amore degli uomini. Nei primi due casi possono tornare dopo un periodo nelle Aule di Mandos e reincarnarsi nel corpo di prima conservando i loro ricordi, come accaduto a Finrod e Glorfindel; nel caso in cui invece rinunciano alla propria immortalità diventano a tutti gli effetti degli uomini, pur conservando le caratteristiche fisiche originarie. Gli elfi crescono allo stesso ritmo temporale degli uomini fino alla maturità, dopodiché l'invecchiamento si arresta, facendo loro mantenere le sembianze acquisite in età adulta. Possiedono sensi più acuti, e molti sono più forti degli uomini. Le loro memorie e i loro ricordi sono vividi come la loro vita. Condividono con gli uomini la sofferenza fisica, psichica e morale. Nel Signore degli Anelli e nel Silmarillion non ci sono riferimenti espliciti alle orecchie a punta. Solo in un brano dell'Etimologia Tolkien afferma che «le orecchie degli elfi erano più allungate e a forma di foglia di quelle degli uomini».

A volte sono chiamati "primogeniti", in contrasto con gli uomini, i secondogeniti. Gli elfi chiamano se stessi Quendi (cioè "coloro che parlano con voci"), in onore del fatto che, quando vennero creati, erano gli unici in grado di parlare. Il vala Oromë fu il primo che li chiamò eldar (ovvero "Popolo delle stelle") perché si risvegliarono sotto le stelle, nome però generalmente considerato escludente gli avari.

Tra le vicende della Terra di Mezzo vi sono storie d'amore tra personaggi elfi e uomini e il frutto di queste unioni ha dato origine ai mezzelfi, i quali, giunti all'età adulta scelgono se divenire immortali come gli elfi o mortali come gli uomini. I mezzelfi presentati nel Silmarillion e nel Signore degli Anelli sono Dior, figlio di Beren e Lúthien, Eärendil, figlio di Tuor e Idril, e i loro discendenti Elwing, Eluréd ed Elurín, Elrond, Elros, Arwen ed Elladan e Elrohir. Nei Racconti incompiuti viene poi citato Galador, capostipite dei principi di Dol Amroth, che insieme alla sorella Gilmith sarebbe figlio di Mithrellas, ancella elfica nandorin.

Suddivisione e stirpi

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Suddivisione

Come narrato nel poema Cuivienyarna, dopo essersi risvegliati a Cuiviénen gli elfi si divisero in tre grandi gruppi: i minyar, i tatyar e i nelyar. Invitati da Oromë ad andare a vivere con i valar a Valinor, gli elfi si divisero in due gruppi principali: gli eldar, coloro che decisero di intraprendere il viaggio per Valinor, e gli avari, i riluttanti;[6] il nome dei primi (letteralmente "popolo delle stelle") fu dato loro da Oromë nel loro stesso linguaggio. Sempre secondo il Cuivienyarna tutti i minyar partirono per Valinor, divenendo infine i vanyar, mentre la metà dei tatyar e un terzo dei nelyar rimasero a Cuiviénen, divennero gli antenati degli avari. Gli eldar si divisero quindi in tre stirpi: i vanyar, i noldor e i teleri (gli ultimi due gruppi costituiti rispettivamente dai tatyar e dai nelyar che decisero di partire). Gli eldar che giunsero a destinazione vengono anche definiti calaquendi ("elfi della luce")[7] e amanyar ("quelli di Aman"). Gli avari, i nandor e i sindar sono invece definiti moriquendi ("elfi scuri"), in relazione al fatto che non videro mai la luce dei Due Alberi, ad eccezione del solo Thingol, il quale andò brevemente a Valinor ed è considerato un calaquendi.

Discendenti dai minyar, i vanyar sono i più nobili tra gli eldar. Erano la prima e più esigua schiera degli elfi. Sono caratterizzati da capelli completamente biondi, luminescenti e privi di striature scure, da una carnagione chiarissima, simile all'argento, e da una prodigiosa statura. Il nome vanyar significa "i chiari" in quenya, con riferimento ai loro capelli dorati. Eccellono nel canto e nella poesia e sono i più simili ai valar in quanto a nobiltà d'animo, bellezza e potere e risiedono soprattutto nella città di Valmar. Sono la stirpe elfica più cara a Manwë e Varda, dai quali i vanyar hanno appreso la maggior parte delle loro conoscenze. Loro re fu Ingwë, il primo vanya a viaggiare con Oromë verso Valinor e importante vanya fu Indis, la seconda moglie di Finwë e nonna di Galadriel, la quale ne ereditò la celebre chioma dorata. Pochi di loro furono visti nella Terra di Mezzo, perché vi ritornarono solamente per la Guerra d'Ira. Parlano una variante del quenya, lingua condivisa con i noldor.

I noldor sono discendenti di quei tatyar che decisero di partire per Valinor. Guidati da Finwë, una volta raggiunta Valinor si stabilirono a Tirion. I più amati da Aulë, i noldor sono possessori di vaste conoscenze e capacità intellettive e manuali; eccellono in particolare nelle arti figurative e nella scienza metallurgica e amano soprattutto la raffinatura delle gemme e la forgiatura di gioielli.[8] Sono anche stati i primi a creare un linguaggio scritto. Particolarmente orgogliosi delle loro opere, bramano una sempre maggiore conoscenza e non si fermano dinanzi a nulla per ottenere ciò che vogliono; spesso questa cieca determinazione li ha portati allo sbando, come nelle vicende riguardanti i Silmaril e gli Anelli del Potere. La tradizionale lingua dei noldor è il quenya.

In seguito all'assassinio del loro re Finwë da parte di Melkor, gran parte dei noldor di Valinor, incitati da Fëanor, decisero di partire per la Terra di Mezzo; nell'atto di partire i noldor si scontrarono con i teleri in quello che divenne noto come il "fratricidio di Alqualondë" e furono quindi esiliati dai valar. I pochi che non partirono rimasero a Tirion e furono governati da Finarfin. Giunti nel Beleriand, i noldor, guidati da Fingolfin, dai figli di questi, dai figli di Finarfin e da quelli di Fëanor, stabilirono numerosi reami, i quali si opposero per secoli al potere di Melkor; in molte zone i noldor si mescolarono poi ai sindar, adottandone la lingua e mantenendo il quenya come lingua di corte e delle arti. I regni dei noldor caddero uno dopo l'altro per effetto delle vittorie di Melkor. In seguito alla Guerra d'Ira molti dei noldor superstiti, ottenuto il perdono dei valar, tornarono a Valinor. Coloro che rimasero ebbero come re Gil-Galad e si stabilirono principalmente nel regno del Lindon e nel regno dell'Eregion.

Nel corso della Seconda Era i noldor, ingannati da Sauron, forgiarono gli Anelli del Potere e si dovettero poi scontrare per secoli con le forze dell'oscuro signore, che distrusse l'Eregion. Unitisi infine agli eserciti dell'Ultima Alleanza, i noldor della Terra di Mezzo contribuirono nello sconfiggere Sauron, ma perdettero il loro re. Nel corso dei secoli seguenti, quasi tutti i noldor tornarono a Valinor ed entro i primi decenni della Quarta Era non ne era rimasto più quasi nessuno nella Terra di Mezzo.

Discendenti dei nelyar, i teleri chiamavano sé stessi lindar ("cantori") e furono la stirpe elfica più numerosa. Guidati da Elwë, il cammino dei teleri verso Valinor fu più lento di quello dei vanyar e dei noldor ed essi marciarono in retroguardia;[9] essi si divisero nel corso del grande viaggio in varie stirpi.

Separazione delle varie stirpi degli elfi

I nandor furono quei teleri che, rifiutandosi di oltrepassare le Montagne Nebbiose, si stanziarono definitivamente sotto la guida di Lenwë sulla riva orientale del fiume in seguito chiamato Anduin. Detti anche "elfi silvani", dimorano nei boschi o nelle vallate nei pressi dei fiumi. In epoche successive agli elfi silvani si unirono avari della stirpe dei penni. A partire dalla Seconda Era, gli elfi silvani furono dominati da dinastie sindar. Sottogruppo dei nandor sono i cosiddetti elfi verdi (traduzione della parola quenya Laiquendi), che, sotto la guida di Denethor, figlio di Lenwë, raggiunsero il Beleriand e si stabilirono nell'Ossiriand. Caratteristiche di questo popolo sono l'amore per l'acqua e una vasta conoscenza della natura; il loro nome faceva probabilmente riferimento al colore del loro abbigliamento, che riprendeva il verde delle foreste. Dopo la fine della Prima Era alcuni rimasero nella loro terra, mentre altri partirono per Valinor.

I nandor parlano il nandorin, del quale si conoscono tuttora solo una trentina di vocaboli. Della lingua degli elfi verdi non si sa quasi niente neanche fino a che punto Tolkien l'abbia sviluppato. Dai pochi vocaboli pervenuti si crede che il nandorin avesse un sistema di formazione del plurale molto simile al sindarin, alcune desinenze sembrano invece corrispondere a quelle del quenya.[10]

Quei teleri che proseguirono il viaggio attraversando le Montagne Nebbiose e le terre dell'Eriador si stabilirono temporaneamente nel Beleriand; nel corso di questa permanenza però il loro re Elwë scomparve nei boschi; quei teleri che scelsero comunque di proseguire il viaggio furono guidati da Olwë, fratello di Elwë e che sarebbe poi divenuto loro signore a Valinor. Attardatisi però nel raggiungere la costa, furono lasciati indietro; in attesa di poter passare il mare, dimorarono presso le bocche del Sirion, dove Ossë e la sua sposa Uinen vennero sovente a incontrarli. Gli elfi che avevano già concluso il viaggio persuasero infine Ulmo a trasportarli a Valinor; come per le altre stirpi egli svelse così l'isola che sarebbe stata poi chiamata Tol Eressëa, trasportandoli verso destinazione. Stanziatisi inizialmente sull'isola di Tol Eressëa, in seguito essi giunsero sulla costa di Eldamar, fondando la città di Alqualondë, venendo chiamati falmari ("abitanti delle coste") dai noldor. Sono i più cari a Ulmo, che li ha istruiti sommamente sulla musica, e sono fortemente legati al mare, che solcano con le loro navi a forma di cigno. Dopo il fratricidio di Alqualondë, ad opera dei noldor guidati da Fëanor, i falmari si allontanarono da questi ultimi, anche se nella Guerra d'Ira accettarono di trasportare con le loro navi gli eserciti di Valinor.

Nel periodo di tempo in cui i falmari dimorarono su Tol Eressëa, il loro linguaggio, il telerin assunse una differenza più marcata rispetto al quenya parlato dai vanyar e dai noldor, diventando un idioma a sé stante.

I sindar (letteralmente "elfi grigi") sono quei teleri che rimasero nel Beleriand alla ricerca del loro re Elwë. Il ritorno di Elwë, unitosi alla maia Melian, segnò la nascita di una nuova stirpe; il loro re assunse il nome di Elu Thingol ed essi furono dunque detti sindar. I teleri persuasi da Ossë a rimanere presso di lui nelle coste del Beleriand costruirono poi i porti di Brithombar e di Eglarest e furono detti falathrim ("gli elfi delle Falas"); Círdan fu loro signore e furono i primi a costruire navi. Molti sindar varcarono il mare Belegaer alla fine della Prima Era per raggiungere Valinor, mentre alcuni decisero di rimanere nella Terra di Mezzo, in particolare nel Lindon o a est dell'Anduin, dove, guidati da Oropher e Amdír, fondarono regni tra i nandor. I sindar parlano il sindarin, lingua poi adottata anche dai noldor residenti nella Terra di Mezzo nonché dai nandor del Doriath e di Lórien).

Gli avari furono quei tatyar e quei nelyar, capeggiati rispettivamente da Morwë e Nurwë, che rifiutarono di prendere parte al viaggio verso Valinor. In alcuni scritti di Tolkien si dice che piccoli gruppi di avari di stirpe tatya arrivarono fin nel Beleriand, mentre nel The War of the Jewels Tolkien fornisce i nomi di sei delle stirpi degli avari: Kindi, Cuind, Hwenti, Windan, Kinn-lai e Penni. I nomi sono nelle sei principali lingue avarin, e significano l'equivalente quenya di quendi, ovvero "coloro che parlano con voci proprie"; questi erano i nomi che gli avari davano a loro stessi. Secondo una nota di Tolkien «essi avevano evidentemente continuato a chiamare se stessi kwendî, in relazione a quelli che andarono via (che sono gli eldar) come "disertori"». Infatti l'interesse di Tolkien per le lingue elfiche si concentrò più che altro sul ramo eldarin e in particolare sul quenya, sul sindarin e, in misura minore, sul telerin.[11] Furono i primi elfi con cui i neonati atani ebbero contatti. Negli scritti più antichi di Tolkien è un avar, Nuin, ad avventurarsi nell'Hildórien e scoprire gli Uomini dormienti. Nuin ne svegliò due, Ermon ed Elmir e insegnò loro la lingua e la musica. Alcuni Avari si unirono poi ai Nandor e vissero nel Bosco Atro come Elfi Silvani.

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Arda.

Il risveglio e il grande viaggio

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Come narrato nel Cuivienyarna, i primi elfi si destarono sulle rive di Cuiviénen, una baia riparata di quello che allora era il mare di Helcar (il cui nome significa infatti "Acqua del Risveglio"), nelle regioni nord orientali della Terra di Mezzo, proprio appena Varda terminò la forgiatura del Valacirca. Come narrato nel poema Cuivienyarna, i primissimi elfi a svegliarsi furono sei: Imin, Tata, Enel e rispettive compagne, i quali furono in seguito i progenitori delle future tre stirpi degli elfi, i minyar, i tatyar e i nelyar. Appena destati, volsero il loro sguardo verso il cielo e pronunciarono la parola Ele, ovvero "guarda!", la prima mai pronunciata in lingua elfica. Per questo motivo furono chiamati "eldar" da Oromë, nella loro stessa lingua. Nei primi tempi gli elfi abitarono nei pressi di Cuiviénen, all'ombra degli Orocarni, esplorando le zone circostanti la baia ma non allontanandosi troppo per paura di venire catturati dal "cavaliere nero", figura in realtà facente riferimento ai servi di Melkor, che rapivano coloro che si allontanavano troppo dalla baia e li traevano in Utumno, dove per mezzo di arti oscure e perverse venivano distorti, andando a generare la razza degli orchi.

Una volta che furono scoperti da Oromë, i valar, per proteggerli, decisero di muovere guerra a Melkor, catturandolo e portandolo in prigionia a Valinor. Invitati dai valar a venire a vivere a Valinor, Oromë scelse tre degli elfi da portare a Valinor: Ingwë, Finwë ed Elwë, i quali videro lo splendore del reame beato e la luce dei Due Alberi ed una volta tornati convinsero la maggior parte degli elfi a seguirli verso Valinor; circa la metà dei tatyar e dei nelyar rifiutò l'invito e, guidati rispettivamente da Morwë e Nurwë, divennero gli elfi avari. La marcia degli eldar verso Valinor fu lunga e si protrasse negli anni. Chi più di tutti subì perdite furono i teleri, la schiera più grande guidata da Elwë; molti di questi furono scoraggiati dalle Montagne Nebbiose e ripiegarono verso quella che sarebbe poi divenuta la valle dell'Anduin, andando a costituire i nandor, mentre lo stesso Elwë si smarrì nei boschi del Beleriand dove incontrò la maia Melian, della quale si innamorò e con la quale fondò in seguito il regno del Doriath, restando infine nella Terra di Mezzo. Così, mentre i vanyar, la schiera di Ingwë, e i noldor, il popolo di Finwë, attraversarono il mare giungendo infine a Valinor, i teleri si attardarono nella Terra di Mezzo per cercare Elwë; solo in seguito il maia Ossë trasportò i teleri guidati da Olwë in Aman per mezzo dell'isola di Tol Eressëa; i teleri rimasti nel Beleriand tornarodo poi a essere guidati da re Elwë, il quale assunse il nome di Elu Thingol; i teleri delle coste costruirono il regno del Falas, sotto l'egida di Círdan.

Giunti a Valinor, i vanyar e i noldor si insediarono nelle città di Valmar e di Tirion; i teleri rimasero invece in Tol Eressëa e in seguito alcuni di loro costruirono il porto di Alqualondë sulle coste di Aman. Gli elfi prosperarono a Valinor per migliaia di anni, periodo nel quale eccelsero nelle più svariate arti. I sindar prosperavano invece nel Beleriand sotto la guida di re Thingol e di sua moglie Melian e furono poi raggiunti anche da un folto gruppo di nandor che si stabilirono nell'Ossiriand.

L'oscuramento di Valinor

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Dopo tre ere di prigionia Melkor venne liberato e ricevette il perdono di Manwë, con il divieto però di lasciare Valinor. Accadde che intanto Fëanor, primogenito di Finwë, creò la sua opera massima, i Silmaril, che contenevano lo splendore della luce dei Due Alberi e che furono benedette da Varda e Yavanna; Melkor ne fu geloso e desiderò fortemente impadronirsene e, in realtà per nulla pentito e conquistata la fiducia dei valar e degli elfi, cominciò a diffondere discordie tra questi ultimi e insegnò agli elfi a forgiare armi. Fëanor diffidava di Melkor, ma ne fu tuttavia influenzato e cominciò a covare rancore verso i valar e i fratellastri Fingolfin e Finarfin; fu allora che Fëanor iniziò a parlare apertamente della possibilità di un ritorno nella Terra di Mezzo, sicché secondo lui i valar non tenevano gli eldar a Valinor per amore, bensì per impedire che questi creassero domini potenti nella Terra di Mezzo. Allontanato dai valar, Fëanor si ritirò nel nord del paese, costruendo la città di Formenos, dove accumulò le ricchezze da lui prodotte, compresi i Silmaril.

Fu allora che Melkor fuggì e raggiunse il sud di Aman, dove dimorava l'orrenda creatura aracniforme Ungoliant, insieme alla quale rubò i Silmaril, assassinò Finwë e devastò i Due Alberi, facendo piombare le tenebre su Valinor. Stabilitosi ad Angband, Melkor si riunì ai suoi eserciti e con questi attaccò gli elfi del Beleriand. Fëanor maledì Melkor, rinominandolo Morgoth, e si ribellò ai valar; radunò così i noldor a lui fedeli e li convinse ad abbandonare Valinor e fece pronunciare ai suoi figli un terribile giuramento, che li costrinse a perseguire ogni creatura, buona o malvagia che fosse, che osasse appropriarsi dei loro Silmaril. Gran parte dei noldor marciò in due schiere; i noldor guidati da Fëanor si resero protagonisti dell'efferato fratricidio di Alqualondë, nel quale massacrarono molti teleri e si appropriarono delle loro navi. Fu così che i valar condannarono all'esilio tutti quei noldor che avrebbero deciso di imbarcarsi per la Terra di Mezzo e Mandos pronunciò una profezia che prevedeva per loro molte sventure. Molti dei noldor della seconda schiera, tra i quali lo stesso Finarfin, decisero quindi di rimanere, mentre i rimanenti furono guidati da Fingolfin. Fëanor, giunto nel Beleriand, decise di far bruciare le navi con le quali aveva fatto imbarcare i suoi fedeli, abbandonando il resto dei noldor, i quali decisero di attraversare a piedi i ghiacci dell'Helcaraxë, subendo numerose perdite. Fëanor perì nella Dagor-nuin-Giliath, la battaglia che lo oppose agli eserciti di Melkor.

Le due schiere guidate da Fingolfin e dai figli di Fëanor decisero di riappacificarsi in nome della lotta al nemico comune e stabilirono numerosi regni; alcuni decenni dopo sconfissero gli eserciti di Melkor nella Dagor Aglareb e assediarono Angband per i secoli seguenti, assicurando al Beleriand una lunga pace. Tra i regni fondati dai noldor si citano Gondolin e Nargothrond, mentre i sindar mantenevano il dominio del Doriath e del Falas; gli elfi del Beleriand entrarono poi in contatto con gli uomini, con i quali strinsero vari vincoli di alleanza. In seguito alla Dagor Bragollach e alla Nírnaeth Arnoediad i regni dei noldor e dei sindar caddero uno dopo l'altro ̟per effetto delle vittorie di Melkor o attaccati dai figli di Fëanor, desiderosi di recuperare il Silmaril sottratto a Melkor da Beren e Lúthien. In seguito all'impresa di Eärendil, i popoli del Beleriand furono infine soccorsi dagli eserciti di Valinor nella Guerra d'Ira, che portò alla sconfitta di Melkor.

Elfi abbandonano la Terra di Mezzo

Dopo la fine della Prima Era e l'inabissamento del Beleriand, i noldor esiliati ricevettero il perdono dei