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Lubaina Himid

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Lubaina Himid al Museo cantonale di belle arti di Losanna (1º dicembre 2022)

Lubaina Himid (Zanzibar, 1954) è un'artista, docente e curatrice d'arte britannica. È professoressa emerita dell'Università del Lancashire nell'area Arte e disegno.[1]

Lubaina Himid è nata a Zanzibar nel 1954,[2] all'epoca protettorato britannico, e si è trasferita nel Regno Unito con la madre, designer tessile,[3] dopo la morte del padre, quando aveva solo quattro mesi.[4] Ha frequentato il Wimbledon College of Arts, dove ha studiato scenografia teatrale, conseguendo la laurea nel 1976[1] e ha conseguito il master in Storia culturale presso il Royal College of Art di Londra nel 1984,[1] con la tesi su Young Black Artists in Britain Today.[5]

Il suo primo lavoro nel mondo dello spettacolo è stato la realizzazione di costumi per la Royal Opera House.[6][7] Nei primi anni settanta, mentre lavorava alla New Artists Gallery di Londra, Lubaina Himid ha conosciuto David Hockney e i suoi lavori di quel periodo.[8] Himid è stata una dei primi artisti coinvolti nel movimento artistico nero britannico negli anni ottanta, un movimento radicale impegnato che si proponeva di affrontare la rappresentazione distorta e sottostimata degli artisti neri nel Regno Unito. Questo movimento fu determinante nel dare voce agli artisti neri e nel contestare le pratiche escludenti dell'establishment artistico.[9][10]

Himid ha organizzato diverse mostre di artiste nere, come Five Black Women all'Africa Centre di Londra (1983),[10][11] Black Woman Time Now al Battersea Arts Centre di Londra (1983),[12] e The Thin Black Line all'Institute of Contemporary Arts (ICA) di Londra (1985).[10][11][13] Nel 1984 ha organizzato, con Pogus Caesar, Into the Open alla Mappin Art Gallery di Sheffield, unanimamente considerata la prima grande mostra della nuova generazione di artisti neri britannici ospitata da una galleria pubblica.[14][15]

Inoltre: Unrecorded Truths (1986), Out There Fighting (1987),[16] New Robes for MaShulan (1987),[17] State of the Art: Ideas and Images in the 1980s (1987).[18] Nel 1994 ha partecipato alla 5ª Biennale dell'Avana dove ha esposto Vernet's Studio.[19]

Nel 2010 è stata nominata Membro dell'Ordine dell'Impero Britannico (MBE) in occasione del Birthday Honours 2010 della Regina Elisabetta II.[20] Nel 2013 si è tenuta la sua prima retrospettiva personale alla Hollybush Gardens di Londra[21][22] Nel 2014 è stata tra gli oltre cento aristi scelti per partecipare alla 10ª Biennale di Gwangju intitolata Burning Down the House.[23] Nel 2017 ha ricevuto il Turner Prize a Hull, capitale britannica della cultura 2017,[24] prima donna di colore a vincere il premio e la più anziana a riceverlo, a 63 anni, dopo l'abolizione del limite di età massimo di 50 anni.[25][26]

Nel 2018 è stata nominata Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico (CBE) in occasione del Birthday Honours 2018.[27] Il 10 dicembre 2018 è stata nominata alla Royal Academy of Arts per la sezione Pittura.[28] Nel 2019 ha partecipato alla 14ª Biennale di Sharja[29] e nel 2023 ha partecipato alla 15ª Biennale di Sharja.[30] Nel periodo 25 novembre 2021 – 2 ottobre 2022 la Tate di Londra ha presentato So Many Dreams, un'ampia mostra personale delle sue opere,[31][32] in collaborazione con il Museo cantonale di belle arti di Losanna, dove So Many Dreams e stato presentato nel periodo 4 novembre 2022 – 5 febbraio 2023.[33]

Nel 2023 ha vinto il premio Maria Lassnig,[34] grazie al quale ha ricevuto 55000 $ e, come conseguenza, nel 2025 ha esposto le sue opere all'UCCA Center for Contemporary Art di Pechino.[35] Nel 2024 ha ricevuto il Suzanne Deal Booth / FLAG Art Foundation Prize, grazie al quale ha ricevuto 200000 $[36] e ha potuto esporre le sue opere al Contemporary di Austin (primavera 2024)[37] e alla FLAG Art Foundation di New York (autunno 2024).[38]

Nel 2026 è stata incaricata da British Council di partecipare per la Gran Bretagna alla LXI Esposizione internazionale d'arte di Venezia, dove presenta Predicting History: Testing Translation.[39][40]

Riconoscimenti

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Membro dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria
«Per i servizi all'arte femminile nera.»
— 11 giugno 2010
Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria
«Per i servizi alle arti.»
— 9 giugno 2018
  1. 1 2 3 (EN) Professor Lubaina Himid, su Università del Lancashire.
  2. ↑ (EN) Great Women Artists, Phaidon Editors, 2019, p. 188, ISBN 978-0714878775.
  3. ↑ (EN) Rachel Spence, British artist Lubaina Himid rides a wave of overdue recognition, in Financial Times, 20 gennaio 2017.
  4. ↑ (EN) Hettie Judah, President with a torpedo in his crotch: how the works of Lubaina Himid speak to Trump times, in The Guardian, 18 gennaio 2017.
  5. ↑ (EN) Rosie Lesso, Lubaina Himid: Reclaiming the Past, su Fabrics-store, 10 dicembre 2019.
  6. ↑ (EN) Jennifer Higgie, All the World’s a Stage, su Tate, 10 settembre 2021.
  7. ↑ (EN) Rosie Lesso, Theatre and Spectacle: Lubaina Himid’s Fabric, su Fabrics-store, 18 gennaio 2022.
  8. ↑ Mora J. Beauchamp-Byrd, p. 3.
  9. ↑ (EN) Lubaina Himid, su Northern Art Prize, 2010 (archiviato dall'url originale il 27 gennaio 2011).
  10. 1 2 3 (EN) Elizabeth Samuels, Lubaina Himid – The Artist Breaking Barriers in Contemporary Art, su Black History Month 2026, 5 giugno 2024.
  11. 1 2 (EN) Lubaina Himid MBE, su Diaspora Artists, 2014 (archiviato dall'url originale il 5 novembre 2016).
  12. ↑ (EN) Alex Pilcher, A Queer Little History of Art, Tate Publishing, 2017, p. 94, ISBN 978-1-84976-503-9.
  13. ↑ (EN) Thin Black Line(s), su Making Histories Visible, 2011.
  14. ↑ (EN) Eddie Chambers, Black Artists in British Art: A History from 1950 to the Present, Bloomsbury Academic, 2014, p. 113.
  15. ↑ (EN) Laurie Collier Hillstrom, Kevin Hillstrom, Contemporary Women Artists, St. James Press, 1999.
  16. ↑ (EN) Unrecorded Truths: The Elbow Room, 1986. Catalogue., su Black British Artists 1980s Archive.
  17. ↑ (EN) Lubaina Himid & Maud Sulter: New Robes For MaShulan, Rochdale Art Gallery, 1987. Catalogue., su Black British Artists 1980s Archive.
  18. ↑ (EN) Sandy Nairne, State of the Art: Ideas & Images in the 1980s, Chatto & Windus, 1987, ISBN 0-7011-3087-3.
  19. ↑ (EN) Vernet's, su Lubaina Himid, 1994.
  20. ↑ (EN) Birthday Honours—United Kingdom, in The London Gazette, n. 59446, 12 giugno 2010, p. 17.
  21. ↑ (EN) Lubaina Himid, su Hollybush Gardens, 11 ottobre 2013.
  22. ↑ (EN) Lubaina Himid, su Daily Art Fair, 2013.
  23. ↑ (EN) Gwangju Biennale – Burning Down the House, su Università del Lancashire.
  24. ↑ (EN) Turner Prize 2017: Lubaina Himid, su Tate, 2017.
  25. ↑ (EN) Mark Brown, Lubaina Himid becomes oldest artist to win Turner prize, in The Guardian, 5 dicembre 2017.
  26. ↑ (EN) University celebrates its Turner Prize winner, su Università del Lancashire, 5 dicembre 2017.
  27. ↑ (EN) Birthday Honours, in The London Gazette, n. 62310, 9 giugno 2018, p. B9.
  28. ↑ (EN) Lubaina Himid RA (b. 1954), su Royal Academy.
  29. ↑ (EN) Sharjah Biennial 14, su e-flux, 26 settembre 2018.
  30. ↑ (EN) Sharjah Biennial 15, su Sharjah Art Foundation, 2023 (archiviato dall'url originale il 15 luglio 2024).
  31. ↑ (EN) A theatrical exhibition by the Turner Prize winning artist and cultural activist, su Tate, 25 novembre 2021.
  32. ↑ Maria Pia Masella, Imperialismo e black culture nella mostra di Lubaina Himid a Londra, su Artribune, 7 maggio 2022.
  33. ↑ Lubaina Himid. Così tanti sogni, su Lausanne musées, 4 novembre 2022.
  34. ↑ Fabio Fabris, Lubaina Himid vince il Premio Maria Lassnig 2023, su Juliet Art Magazine, 8 luglio 2023.
  35. ↑ (EN) Lubaina Himid, su UCCA, 18 gennaio 2025.
  36. ↑ (EN) Suzanne Deal Booth / FLAG Art Foundation Prize 2024, su The Contemporary Austin, 2024.
  37. ↑ (EN) Lubaina Himid: 'Make Do and Mend', su The Contemporary Austin, 1º marzo 2024.
  38. ↑ (EN) Lubaina Himid: 'Make Do and Mend', su The FLAG Art Foundation, 13 settembre 2024.
  39. ↑ (EN) Predicting History: Testing Translation, su British Council, 5 maggio 2026.
  40. ↑ Il Padiglione della Gran Bretagna alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 spiega cos’è l’appartenenza, su Artribune, 25 aprile 2026.

Collegamenti esterni

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