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Genola

Coordinate: 44°35′N 7°40′E
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Genola
comune
Genola – Veduta
Genola – Veduta
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Piemonte
Provincia Cuneo
Amministrazione
SindacoFlavio Gastaldi (Lega) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate44°35′N 7°40′E
Altitudine345 m s.l.m.
Superficie13,72 km²
Abitanti2 534[1] (31-5-2026)
Densità184,69 ab./km²
Comuni confinantiFossano, Savigliano
Altre informazioni
Cod. postale12040
Prefisso0172
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT004096
Cod. catastaleD967
TargaCN
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 741 GG[3]
Nome abitantigenolesi
Patronosan Marziano
Giorno festivoterza domenica di maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Genola
Genola
Genola – Mappa
Genola – Mappa
Posizione di Genola nella provincia di Cuneo
Sito istituzionale

Genòla (Genola in piemontese, pronuncia: [genùla]) è un comune italiano di 2 534 abitanti[1] della provincia di Cuneo in Piemonte. È situato sulla sponda destra del Grana-Mellea.

Genola e le sue origini

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Le origini di Genola sono molto antiche e risalgono ai primi insediamenti dell'uomo nella pianura cuneese. Per questo motivo non è possibile stabilire con esattezza il periodo della sua nascita, in quanto il tempo ha cancellato e corroso ogni traccia del passato, rendendo confuso ogni fatto o avvenimento.

Il primo agglomerato di case si formò ai tempi degli insediamenti delle popolazioni celtiche e in seguito divenne uno dei tanti pagi romani che si svilupparono lungo strade di secondaria importanza.

Le prime fonti documentate risalgono al 1050, anno in cui si attesta la proprietà della marchesa di Torino, Adelaide, moglie di Oddone I.

Nel 1300, nel borgo si stabilì la famiglia dei Tapparelli, alla quale si deve la costruzione del Castello; nel 1349 Giacomo d'Acaja investì Gioffredo del titolo di conte, originando il casato dei Tapparelli di Genola.

Nella prima metà del Cinquecento, gli eserciti di Francesco I di Valois e dell'imperatore Carlo V invasero Genola. Nel 1630 toccò alle truppe del marchese Richelieu.

L'inizio del XVIII secolo segnò lo sviluppo edilizio del paese, che ridisegnò quello che ancora oggi permane l'assetto urbano del suo centro.

L'indipendenza

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Nel 1796 Vittorio Amedeo III unì i tre quinti di Genola posti sotto la giurisdizione di Savigliano al territorio e al catasto del comune di questa città. Nel 1798 la violenta reazione di Fossano, interessata ad ottenere gli stessi diritti sui restanti due quinti del territorio, consentì alla comunità del piccolo borgo di presentare al governo francese domanda per ottenere l'indipendenza comunale. Seguirono da parte di Savigliano e Fossano costanti petizioni, memoriali, richieste di correzioni di confini e di risarcimento danni che convinsero le autorità francesi ad assumere dei provvedimenti tali da stroncare l'insorgere di nuove vertenze. L'11 gennaio 1808 fu firmato dall'imperatore Napoleone Bonaparte il decreto imperiale che, a far data dal 1º gennaio, eresse Genola comune autonomo.

I rapporti fra il neocomune di Genola e le città di Fossano e di Savigliano rimasero tesi per decenni a causa delle difficoltà a definire il riparto dei debiti e dei crediti. Con la prima si raggiunse un accordo in tempi relativamente brevi in quanto l'attivo e il passivo si equivalevano; diversa la situazione nei confronti della seconda in quanto i lunghissimi processi terminarono solo il 10 settembre 1855 con l'ordinanza emessa dalla Corte d'Appello di Torino che impose a Genola di corrispondere sessantacinquemila lire a Savigliano a titolo di perequazione.

L'omicidio politico dell'avvocato Alfredo Cussino

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Gli ultimi due anni della seconda guerra mondiale furono segnati da numerosi cruenti avvenimenti, che coinvolsero tragicamente Genola. Nel luglio 1944, si verificò un tragico episodio che si può inquadrare nel clima di terrore posto in atto soprattutto dai fascisti repubblichini, appoggiati dall'alleato nazista. L'avvocato Alfredo Cussino si trasferì da Torino a Genola perché impossibilitato ad esercitare la sua attività: di chiari sentimenti anti-fascisti, ebbe occasione di testimoniare la sua fedeltà ai valori liberal-democratici anche durante il soggiorno in Genola.

Il 26 luglio 1943, il giorno dopo l'arresto di Mussolini, tra il disorientamento dei fascisti, sulla piazza di Genola improvvisò un discorso per esprimere l'entusiasmo per quanto accaduto. Fu pubblicamente schiaffeggiato da fascisti locali, ma in quell'occasione i genolesi presero pubblicamente le sue difese e la situazione non degenerò.

Nel luglio 1944 fu prelevato da una colonna di militi fascisti, guidati dal federale di Savigliano Dino Ronza e portato con altri prigionieri sino al carcere di Cuneo. Il 29 luglio 1944 fu condotto lontano dal centro abitato e ucciso con alcuni colpi di fucile alla schiena, all'altezza del pilone di San Bernardo, sulla strada per Cuneo.

La salma fu recuperata da gente di Genola e composta nell'obitorio del cimitero, dove riposa nella tomba di famiglia. I fascisti rastrellarono ed arrestarono alcuni genolesi, che furono tenuti in ostaggio a Savigliano, per prevenire dimostrazioni di protesta per l'omicidio.

Sul luogo dell'esecuzione l'amministrazione democratica del dopoguerra fece erigere una stele ricordo, inaugurata in modo solenne il 28 luglio 1946, con l'orazione ufficiale tenuta da Luigi Bima, sindaco di Fossano. Il cippo fu progettato dall'arch. Carlo Bima; la scritta così recita: "Qui dove viltà fascista fece scempio del tuo fragile corpo aleggia fiero il tuo spirito. Monito agli Italiani. Frangar non flectar. Il Municipio di Genola."

L'eccidio di Genola

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