Ati (semidio)
| Ati | |
|---|---|
| Saga | Le Metamorfosi - Gesta di Perseo |
| Nome orig. | Athis |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Epiteto | integro |
| Sesso | maschio |
| Luogo di nascita | India |
| Professione | arciere |
| Affiliazione | seguaci di Fineo |
Ati (in latino Athis) è un personaggio della mitologia classica. L'unica fonte pervenutaci in cui si parla di lui sono Le Metamorfosi di Ovidio.
Il mito
[modifica | modifica wikitesto]Le origini: un fanciullo guerriero
[modifica | modifica wikitesto]Nel poema latino, Ati appare come un giovane semidio indiano legato all'elemento acqua, figlio di Limnee, una naiade del Gange che l'avrebbe generato nelle correnti del fiume dopo l'accoppiamento con un mortale di nobile lignaggio, il cui nome non viene fatto da Ovidio. Prese parte a varie battaglie già da fanciullo, distinguendosi subito per valore: in particolare era dotato di una mira infallibile sia come lanciatore di aste sia soprattutto come arciere, al punto da venire considerato uno dei migliori a quel tempo. Ma Ati divenne noto anche per la sua dolcezza: aveva lasciato la terra di origine per stabilirsi a Tiro, in Fenicia (prendendo quindi a esibire l'abbigliamento proprio della popolazione locale, comprendente tra l'altro una clamide orlata d'oro in bell'accostamento con il diadema della stirpe, posto sui capelli profumati di mirra), e probabilmente fu qui che conobbe Licabas, un guerriero assiro poco più grande di lui, col quale formò una coppia legata da un autentico amore reciproco; dove andava l'uno, l'altro lo seguiva. A sedici anni, la fama che Ati si portava dietro era quella di un eroe giovinetto eccezionalmente bello d'aspetto, dunque caratterizzato da kalokagathia; ma proprio allora egli commise l'errore che gli sarebbe stato fatale.
La morte
[modifica | modifica wikitesto]Fineo, re d'Etiopia insieme al fratello Cefeo, avrebbe dovuto sposare la figlia di questo, Andromeda, ma non avendo fatto nulla per liberare la promessa sposa dal mostro marino che stava per ucciderla fu allontanato dal fratello, che assegnò Andromeda a Perseo, il semidio figlio di Giove suo salvatore. Non accettando questa decisione, Fineo meditò un piano per riprendersi la ragazza. Stando alla fonte greca più antica, egli tentò di rapire Andromeda con l'aiuto dell'amico Abaride, un personaggio originario della zona del Caucaso: Perseo se ne accorse e convertì entrambi in pietra con la testa di Medusa.
Ma secondo la versione più comune, ripresa da Ovidio, Fineo cospirò con gli Etiopi rimastigli fedeli, Abaride e molti altri uomini, provenienti in gran parte dall'Asia e dal Nordafrica. Essi fecero irruzione nella reggia di Cefeo mentre era in corso il banchetto nuziale, con l'intenzione di eliminare Perseo e i suoi compagni lì presenti; l'eroe greco dapprima uccise con varie armi alcuni nemici, tra cui Ati e Licabas, per poi estrarre la testa di Medusa con la quale pietrificò quelli che erano ancora in vita. Le Metamorfosi ovidiane sono il solo testo classico pervenutoci che menzioni Ati e Licabas tra i cospiratori, tuttavia il poeta non spiega come mai i due giovani, che malvagi certo non erano (a differenza di molti loro commilitoni), avessero deciso di sostenere la causa del mancato sposo.[1] Lo scontro tra i due gruppi armati era appena iniziato, quando il sedicenne indiano estrasse il suo arco portandosi quindi al centro della sala. Stava per scoccare il primo dardo verso alcuni compagni di Perseo, ma senza accorgersi che l'eroe greco si era silenziosamente avvicinato a lui dopo aver preso dall'altare un piccolo ceppo ormai spento essendo stato usato per i sacrifici;[2] Perseo rapidissimamente colpì con esso il giovane nemico presso la tempia. Il bellissimo volto di Ati venne per metà deformato dalla violenta percossa, il suo cranio fratturato, ed egli quindi cadde moribondo ai piedi di Perseo, mentre il pavimento si cospargeva del suo sangue. L'agonia fu breve. Licabas, che aveva visto tutto, raggiunse il cadavere di Ati, e dopo avervi sparso abbondanti lacrime giurò vendetta: prese dunque l'arco del compagno e scoccò una freccia in direzione di Perseo, che nel frattempo si era allontanato; ma troppo scosso per l'accaduto fallì. Anziché mirare un altro dardo contro Perseo, oppure fuggire, l'assiro, preso improvvisamente dal desiderio di seguire Ati nell'oltretomba, rimase immobile, aspettando la reazione del figlio di Zeus, che non ebbe pertanto alcuna difficoltà nel trafiggerlo al petto con la spada. Licabas si gettò sul corpo di Ati, morendo quindi con un sorriso sulle labbra per essersi ricongiunto con l'amato. Sulla pozza del sangue della coppia, che impregnava il suolo, scivolarono Forbas e Anfimedonte, altri due seguaci di Fineo, nel loro dirigersi armati contro Perseo, che li ammazzò mentre cercavano di rialzarsi. Il figlio di Giove uccise poi Abaride e diversi altri nemici; infine pietrificò con la testa di Medusa i superstiti, tra cui lo stesso Fineo.
Interpretazione dell'episodio
[modifica | modifica wikitesto]Nell'episodio ovidiano di Perseo e Fineo sono più i versi dedicati ad Ati e al suo compagno che non quelli con la descrizione della metamorfosi del re etiope. Fonti letterarie greche andate perdute dovevano evidentemente raccontare sia le gesta eroiche di Ati negli anni della fanciullezza sia il motivo che lo spinse a farsi seguace di Fineo. Si tratta comunque di un personaggio di indiscutibile rilievo nella lotta tra Perseo e Fineo, per la sua natura semidivina (prodigioso ragazzo nato nelle acque del Gange, che il destino fa opporre a un altro semidio, figlio del re degli dei), per il suo soccombere tanto precocemente e soprattutto per la sua relazione con Licabas.
Nel testo Ati è definito integer ossia 'integro', "puro', 'incontaminato', nonostante figuri al fianco del subdolo Fineo [3]. L'anonimo commentatore del codice Vat.lat.1479 non per nulla intitola l'episodio che riguarda il giovinetto Mors Athidis et eius nobilitas ('Morte di Ati ed [elogio della] sua nobiltà') per poi aggiungere Hic tractat actor de morte Athis qui tantum pollebat pulcritudine et diviciis et ingenio et per habitum, quod mirum erat ; tamen Perseus hunc occidit ('Qui l'autore parla della morte di Ati, che tanto valeva per bellezza, ricchezza, talento e indole, il che lo rendeva meraviglioso; tuttavia Perseo lo uccise'). [4] Mentre le parole che Licabas rivolge a Perseo dopo la morte del ragazzo sono in buona sostanza quelle di un innamorato distrutto dal dolore.
Il tenero amore di Ati e Licabas, dunque, oltre a contrastare fortemente con la volgarità dei loro commilitoni e di Fineo, è da considerarsi un tipico esempio di relazione omosessuale militare, caratterizzante anche altre coppie mitologiche di guerrieri, Eurialo e Niso, Cidone e Clizio, ma soprattutto Achille e Patroclo: i parallelismi con questi ultimi sono infatti notevoli, in quanto Ati è semidio come Achille (entrambi hanno per madre una ninfa), e come lui è più forte rispetto al compagno pur essendo più giovane. Ma se Patroclo e Achille nell'Iliade non sono mai presentati esplicitamente come amanti, il poema ovidiano mette in rilievo l'intensa passione che lega i due seguaci di Fineo, ovvero un rapporto omoerotico vissuto alla luce del sole, in quella "de-eroicizzazione" che secondo Charles Segal caratterizzerebbe l'opera nel suo complesso: con una doppia morte descritta essenzialmente in versi più elegiaci che epici. Ati e Licabas costituiscono poi un raro caso di amanti mitologici maschili appartenenti a due differenti etnie [5]; in particolare il giovinetto indiano, sebbene esibisca con fierezza il diadema della stirpe, nutre un evidente apprezzamento per usi e costumi di altre culture, come è dato di vedere nella clamide di Tiro che indossa e nella mirra - una resina tipica soprattutto di Corno d'Africa e Vicino Oriente - sparsa sui capelli. [6] . C'è infine da parte di Ovidio uno sguardo rivolto alla pozza del loro sangue che intiepidisce quindi il suolo: come se ciò indicasse il ricongiungersi delle anime di Ati e Licabas nel mondo sotterraneo.
Ati nella cultura moderna
[modifica | modifica wikitesto]Arte
[modifica | modifica wikitesto]La figura di Ati, guerriero formidabile e al tempo stesso eromenos di grande dolcezza, ha ispirato molti artisti, alcuni dei quali hanno dato spazio più a lui - nonostante non sia oggetto di metamorfosi - che non a Fineo. Nella maggior parte dei casi sia il giovinetto sia il suo amante sono rappresentati già cadaveri; Ati a volte giace prono, altre volte riverso.

- Nel dipinto di Jean-Marc Nattier Perseo, protetto da Minerva, pietrifica Fineo Ati e Licabas appaiono in primo piano, verso destra, già morti (l'indiano prono, l'altro riverso), quasi fossero i protagonisti dell'opera,[7] mentre la pietrificazione di Fineo è relegata sullo sfondo. La raffigurazione di Ati è fedelissima ai versi ovidiani, col diadema allacciato alla chioma intrisa di mirra, la lesione mortale sulla tempia, la guancia insanguinata. Ben visibili sono anche le faretre dei due amanti e l'arco nella mano sinistra di Licabas.
- Nel cosiddetto Piatto con lotta tra Perseo e Fineo, eseguito da artista ignoto, Ati e Licabas occupano addirittura il centro della scena: vi si vede l'assiro agonizzante che cade abbracciando il cadavere dell'amato, riverso al suolo (con una capigliatura curiosamente bionda, alquanto insolita per un indiano, e la parte sinistra del volto ricoperta di sangue scuro), laddove Perseo e i nemici da lui pietrificati sono qui personaggi assolutamente secondari.
- Nell'opera pittorica Perseo affronta Fineo con la testa di Medusa di Sebastiano Ricci, Ati è facilmente riconoscibile nel giovane arciere che giace morto - in posizione prona - nell'angolo inferiore sinistro, mentre manca Licabas, essendo l'artista evidentemente poco interessato alle suggestioni dell'eros e concentrato soprattutto su Perseo che pietrifica Fineo e la maggior parte dei seguaci di costui.
- Nell'incisione Perseo mostra la testa di Medusa a Fineo di Jean Massard i cadaveri di Ati e Licabas, entrambi con la faretra ancora indosso, si trovano ai piedi dell'eroe greco, che col capo mozzo della Gorgone pietrifica Fineo e alcuni dei suoi uomini. Ati giace prono sulla sinistra, premendo completamente il volto (che dunque non si vede) sul pavimento, mentre Licabas sta riverso su di lui.
- In Perseo brandisce la testa di Medusa contro Fineo, una delle incisioni che Giovanni Antonio Rusconi eseguì per la prima edizione dell'opera letteraria Le trasformazioni di Ludovico Dolce (un volgarizzamento in italiano delle Metamorfosi), la rappresentazione di Ati e Licabas, che giacciono entrambi morti, risulta particolarmente impressionante: gli amanti sono infatti congiunti in un abbraccio, col cadavere di Licabas che rimane inginocchiato sul corpo riverso di Ati, il cui volto sembra stranamente aver conservato la propria bellezza.[8]
- Esiste anche una raffigurazione di Ati vivo: il cosiddetto Maestro di Fauvel, autore della miniatura Ati e Perseo, mostra il momento in cui l'eroe acheo sta per colpire il suo nemico. [9]
Musica
[modifica | modifica wikitesto]- Nella Sinfonia n. 5 di Carl Ditters von Dittersdorf, rievocante lo scontro tra Perseo e Fineo, l'assalto di Ati e la sua morte costituiscono l'Allegro assai che fa da secondo movimento alla composizione.
Omaggi
[modifica | modifica wikitesto]- Col nome del mitologico giovinetto sono state chiamate alcune specie delle farfalle appartenenti al genere Castniidae, tra le quali vanno citate l'Athis inca e l'Athis palatinus. Al suo amante Licabas è stata dedicata invece una specie delle farfalle del genere Lycaenidae, la Thestius Lycabas.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Nella traduzione cinquecentesca di Giovanni Andrea dell'Anguillara, assai libera, ma che conobbe all'epoca molta fortuna, l'eroe giovinetto viene sorprendentemente presentato come paggio personale di Fineo, mentre mancano i versi che attestano Ati quale semidio.
- ↑ Il testo latino fa intendere che Ati, benché abile come pochi nel centrare i bersagli, non avesse grande prontezza di riflessi: «lenta manu flectentem cornua» (Metamorfosi, V, 56).
- ↑ https://classiques-garnier.com/commentaire-vulgate-des-metamorphoses-d-ovide-livres-i-v-livrev-en.html?displaymode=full
- ↑ https://classiques-garnier.com/un-commentaire-medieval-aux-metamorphoses-le-vaticanus-latinus-1479-livres-i-a-v-hic-incipit-quintus-liber-istius-operis-ici-commence-le-cinquieme-livre-de-cet-ouvrage.html?displaymode=full
- ↑ Un altro noto esempio è quello di Eracle e Ila, che però sono rispettivamente padrone e schiavetto.
- ↑ https://era.ed.ac.uk/server/api/core/bitstreams/656f5d4e-12c0-4224-b9a8-60e7692873a5/content
- ↑ Come osserva, tra gli altri, Mark Ledbury nel suo contributo Obscure, Capricious and Bizarre: Neoclassical Painting and the Choice of Subject, in Painting and Narrative in France, from Poussin to Gauguin, a cura di Peter D. Cooke e Nina Lübbren, Routeledge, Londra 2017, ISBN 1472440102, ISBN 9781472440105.
- ↑ https://utpictura18.univ-amu.fr/notice/2631-persee-brandit-tete-meduse-contre-phinee-l-dolce-trasf-venise-1553
- ↑ https://www.iconos.it/le-metamorfosi-di-ovidio/libro-v/perseo-e-fineo/immagini/02-perseo-e-fineo/
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Ovidio, Metamorfosi, V.
